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Il Gargano perde 3 ospedali e 156 posti letto

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Riconversione per i presidi di Torremaggiore, S. Marco e Monte.

 

Qual è l’entità della penalizzazione all’indomani della definizione del piano di rientro sanitario a Foggia e nella sua provincia? A conti fatti la Capitanata perde tre ospedali ormai avviati alla riconversione (quelli di Torremaggiore, Monte Sant’Angelo e San Marco in Lamis per un totale di 156 posti letto: rispettivamente 44 Torremaggiore, 26 Monte e 96 San Marco) e 261 posti complessivi. Negli ospedali riuniti del capoluogo dauno – spiega il direttore sanitario Deni Aldo Procaccini – la perdita è stata di 104 posti letto recuperabili entro il 2012, quando entreranno in funzione altre strutture quali la chirurgia vascolare e la cardiochirurgia». Che la perdita di 104 posti letto non sia un problema insormontabile è un argomento che trova d’accordo anche il direttore generale Tommaso Moretti: «Noi dobbiamo provvedere all’essenziale, anche perchè il personale diminuisce». Già, ma quanti dipendenti conta il presidio ospedaliero a tutt’oggi? «Circa 2 mila e 500, 2484 per la precisione, detta il direttore sanitario. Perdono disponibilità soprattutto la medicina interna e la chirurgia generale che torna agli standards del piano di salute (24 posti). In compenso si è riusciti a mantenere gli standard della rianimazione. Se nell’unico ospedale foggiano la riduzione parla di 104 posti recuperabili in provincia la rideterminazione del piano posta le disponibilità da 970 posti a 713, con leggere perdite a Cerignola (da 238 a 196), Manfredonia (da 189 a 159), San Severo (da 214 a 231) e Lucera (da 163 a 127 posti letto). In tutto come si è detto la decurtazione in
tutta la Capitanata parla di circa 300 posti in meno (261 per l’esattezza). Al di là delle penalizzazioni par di capire che il discorso di pone in termini di una maggiore qualità dell’offerta sanità Ha e assistenziale. E il «palinsesto» sanitario che si pone tra Bari e l’altro centro di San Giovanni Rotondo dovrà comunque avere un ruolo di presidio di riferimento in un territorio in cui peraltro la medicina territoriale viene ulteriormente depauperata e non in grado quindi di rispondere alle esigenze del territorio. Da qui la centralità di un presidio che deve necessariamente accrescere la sua centralità e le sue peculiarità. E le peculiarità non possono prescindere da una cardiochirurgia o un centro oncologico in tutte le sue branche. Ultimamente si è dato l’avvio ai lavori per il nuovo dipartimento emergenza urgenza, ma ci vorranno almeno un paio di anni per vederlo realizzato.
«Stiamo puntando ad un adeguamento delle strutture, dopo l’abbattimento del vecchio monoblocco», spiegava ieri il direttore generale Moretti, «ma è necessario che la Regione dia la disponibilità dei fondi e delle risorse per una indispensabile rivalutazione dei plessi, da quello della maternità alle sale operatorie ad altri centri indispensabili per la qualificazione del presidio».
Discorso a parte per la pianta organica: servirebbero almeno altre cinquecento unità che potrebbero arrivare non appena saranno pronte la chirurgia vascolare e la cardiochirurgia. Penalizzazioni nell’ambito di posti letto ha subito anche l’altro presidio sanitario, quello del D’Avanzo, specializzato nella cura pneumologica che ha persa una quindicina di posti letto dopo l’accorpamento di alcune unità di struttura complessa. Unanimi le reazioni del mondo politico: «La Capitanata paga un prezzo altissimo al nuovo piano con la perdita soprattutto di 3 ospedali», il commento dell’Udc Giannicola De Leonardis, del pidiessino Dino Marino e del pidiellino Giandiego Gatta.

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