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Primarie a Vieste/ Come funziona Fassino sì e Clemente no?

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La scelta dell’ultimo segretario dei DS e i “riflessi” locali della sfida del governatore.

 

“Le Primarie sono fatte perché i cittadini scelgano”.A dirlo è l’ultimo segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, dirigente storico del Pci piemontese e massimo esponente del Partito Democratico. Un leader, ex ministro della Repubblica, che si offrirà ai torinesi come protagonista, in una competizione primaria agguerrita, di una proposta qualificata e ampia. Ebbene, se perfino Fassino accoglie la sfida delle Primarie, non si capisce per quali motivi altri politici in periferia debbano arroccarsi su posizioni autistiche, per usare un termine caro ad Enrico Letta. Mai come in queste ultime settimane il popolo democratico si è ritrovato compatto. 25 pullman dalla provincia di Foggia, oltre 1500 iscritti, hanno ritrovato entusiasmo e partecipazione nel corso della manifestazione di Roma. Il 14 dicembre, gli elettori e le elettrici del Pd hanno potuto assaporare l’orgoglio di far parte di una cultura coerente, che non ha ceduto alle lusinghe del berlusconismo. Dopo i colori della piazza, dopo aver manifestatola consapevolezza di essere il perno di ogni alternativa credibile, dagli organismi dirigenti nazionali è arrivata puntuale la mannaia.
L’argine che sbarra e proibisce visioni e passioni. L’intervista, che il segretario nazionale Pierluigi Bersani ha rilasciato a Repubblica lo scorso venerdì, il suo tastare il terreno sul terzo polo e la sua pretesa di rifondare lo strumento delle Primarie che inibiscono la società civile, hanno fatto emergere, ancora una volta, il timore cieco delle oligarchie. Ad ogni slancio popolare inimmaginabile, insperato e miracoloso (per certi versi,visti i sondaggi),nel Pd,segue un ripiegamento.
“Il Partito Democratico è aperto a gradi diversificati e a molteplici forme di partecipazione. Vengono identificati due soggetti della vita democratica interna: gli iscritti e gli elettori», si legge nell’articolo 2 dello Statuto. Eppure, e tesserati e elettori sono stati fatalmente ignorati nel tracciare la linea. I commenti, le proteste, le argomentazioni di chi ritiene indispensabili le Primarie non bastano a chiarire quale e quanto sia spessa nei territori la voglia di dibattere e di conoscere la costruzione dell’albero delle decisioni pubbliche. Dalla trasparenza e dalla efficacia dei conti fino alle scelte che sono ricadute nel lontano futuro. “Per una volta voi, che siete i nostri dirigenti, ascoltate tic: ascoltate noi che dobbiamo votarvi, dateci retta e noi vi stupiremo: vi faremo finalmente vincere. Vinceremo tutti insieme ma solo con tutti gli altri partiti che condividono le nostre radici e i nostri valori e la strada che il PD deciderà d tracciare” scrivono a 1’Unità due giovanissimi democratici.  “Vieni via con noi , e il messaggio. L’elettorato, anche in Capitanata chiede di cambiare strategia, cosciente del fatto che il PD sia l’unico partito che potrebbe davvero vincere, se solo riuscisse a trovare la giusta determinazione a vincere, senza tatticismi esasperati, senza arrampicarsi sugli specchi, senza cercare alchimie. “E’ di rinnovare completamente questa dirigenza del PD ridicola, passiva, corrotta, incapace, antipatica, perdente” rileva deciso il penalista foggiano Michele Vaira on line. Se è vero, come si deduce dallo Statuto, che tutti gli elettori del Partito democratico hanno il diritto di partecipare alla scelta dell’indirizzo politico del partito mediante l’elezione diretta dei Segretarie delle Assemblee a livello nazionale e regionale, a partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei candidati del partito alle principali cariche istituzionali, ad avanzare la propria candidatura a ricoprire incarichi istituzionali, a prendere parte a Forum tematici, le Primarie non possono che essere il mezzo principe, l’estremo tentativo di sintesi quando la vita del partito appare rattrappita e indecisa a tutto. Ecco, dunque che pur chi come Mauro Clemente a Vieste è stato indicato come candidato sindaco per aprire laghi orizzonti programmatici, non si può sottrarre al confronto a causa di una personalissima presunzione di potenza. L’investitura non è tutto, se ad essa non corrispondono condivisione e intese. Anche
quell’intesa pretesa da chi come Aldo Ragni doveva più tempestivamente muoversi a tessere
grovigli inclusivi. Il Pd di Vieste avrebbe forse dovuto aprire una piattaforma e parlare di turismo di imprese e di legalità prima di nominare il proprio candidato? La risposta è sì,se si guarda oggi al centrosinistra incredulo e sfilacciato della città del Gargano. In oltre sei mesi si è depauperato un patrimonio di iniziativa politica, è indibbio. In assenza della costruzione tutta “politique politici enne” della coalizione (quali che siano le responsabilità), la via delle primarie è obbligata. E Clemente deve farsene una ragione. Domanda finale. E’ ancora possibile generare donne e uomini che al contempo siano “buoni da candidare”, vincenti e per niente antipatici, e rappresentino una pianificazione collettiva? Le idee, le parole d’ordine, la “narrazione” dell’alternativa, il sogno di futuro progresso ed eguaglianza sono la stella polare. Quella manca che manca al PD nazionale che teme Vendola e ai vari PD locali che si sfilacciano e si accentrano.

Antonella Soccio
l’Attacco

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