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Russo:”Sottovalutate per anni così le faide garganiche si sono evolute in mafia”

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Il procuratore della Repubblica Vincenzo Russo a proposito della criminalità del promontorio: “Troppo spesso trascurata, ma adesso i riflettori sono puntati e presto ci saranno risposte investigative e giudiziarie”. «Guardi, quando si parla di criminalità si commette un errore a ritenere che sia una questione che riguardi soltanto forze dell’ordine e noi magistrati. Penso alle tensioni sociali, alla crisi finanziaria della città, all’emergenza abitativa, alla disoccupazione, al degrado che può anche generare crimini. Penso ai tanti sbandati che rubano e rapinano, ad una illegalità diffusa figlia del disagio e di questo degrado generale». Il procuratore capo Vincenzo Russo, parla della criminalità, mafiosa e predatoria, ed allarga lo sguardo e l’analisi alla crisi della città nel suo insieme.

Cominciamo dalla mafia garganica, definita dal sottosegretario all’Interno una delle più efferate e pericolose di tutta Italia.

«Sono d’accordo. Quando ero pretore a Rodi Garganico negli anni Settanta già si registravano omicidi efferati, legati però a dissidi tra confinanti, a furti di animali. Nel corso degli anni le faide hanno assunto contorni diversi e il predominio del territorio si è spostato dagli interessi di confine e di animali al dominio nel settore delle estorsioni, evolvendosi di pari passo con l’evolversi del territorio e degli interessi turistici. E’ stato trascurata – e parlo anche dei mass media nazionali – questa pericolosa evoluzione che ha trasformato le faide in mafie. Ora però i riflettori sono accesi e puntati nella giusta direzione: i risultati arriveranno, come magistrati e forze dell’ordine daremo risposte.

I dati di fine anno indicano un aumento di furti e rapine, i reati che più spaventano e contribuiscono a creare il  «sentimento» d’insicurezza nei cittadini.
 «La mia analisi non è così negativa perchè in molti casi parliamo di rapine fatte da ragazzi con taglierini o pistole giocattolo, e sia chiaro che non sono fatti meno gravi. Però in moltissimi casi i responsabili di questi reati sono “figli” di una situazione di degrado generale di cui le parlavo
prima. Una città che risanasse le finanze, che sapesse guardare ad altre forme di sviluppo oltre quello edilizio, una classe imprenditoriale più attenta alle esigenze del territorio ed una classe politica più attenta ai bisogni della gente contribuirebbe – ne sono certo – a migliorare la situazione
anche sotto il profilo della emergenza sicurezza».

Cala il numero di denunce per estorsione, ma aumentano attentati e incendi: Foggia è ai vertici nazionali come estorsioni.

«Poché denunce non vuol dire che non ci sono estorsioni, ma che si denuncia poco. Abbiamo difficoltà ad ottenere la collaborazione dei cittadini delle vittime, nonostante tante operazioni con arresti e condanne. Io penso che ci sia timore ma anche una certa inerzia morale e una tendenza a stare zitti. E’ possibile che anche noi magistrati e forze dell’ordine possiamo aver mancato in qualcosa, non aver dato la fiducia necessaria. Certo la lentezza della Giustizia, persone arrestate e subito scarcerate, una sfiducia generalizzata nelle istituzioni in generale possono indurre a pensare: “che denunciamo a fare”. Ma è un discorso sbagliato, le operazioni contro il racket che ci sono state e che si saranno devono risvegliare la coscienza civile, devono invogliare il cittadino a denunciare. Anche le piccole illegalità. Però è anche vero che non si può dare sempre la colpa agli altri,
serve uno sforzo congiunto, un esame di coscienza collettivo perchè tutti si faccia la propria parte».

Ce l’ha con qualcuno?

«No, non si tratta di puntare il dito contro tizio o caio. Però è innegabile che la città soffra di questa crisi economico-finanziaria da cui non si riesce a venire fuori, ed è invece uno dei presupposti
della ripresa della città e della Capitanata. Io sono un foggiano tra i foggiani e la situazione generale
della città mi crea angoscia. Se posso permettermi di dare un messaggio ai politici, agli amministratori è quello di superare rivalità, personalismi e dirsi tutti insieme: cosa possiamo fare per Foggia? L’unità che registro tra le istituzioni, questa sinergia tra magistrati, forze dell’ordine e prefettura, vorrei rivederla tra le forze politiche perchè è anche dall’armonia, dalle risposte ai reali bisogni . che il cittadino trae fiducia: noi vogliamo buoni esempi da chi ci governa, da chi gestisce il potere sia esso economico e politico.

Qual è la vicenda che l’ha più toccata nel 2010?

«Dal punto di vista della criminalità alcuni omicidi, come quello dei due fratelli Piscopo di Vieste rapiti, uccisi e carbonizzati un mese fa. Ma c’è un’altra vicenda che va avanti da anni e che mi pare emblematica di quello che non va».

Quale?
«Il teatro Giordano, già proprio quello. Sono arrivato alla Procura di Foggia nel 2005 ed era chiuso, siamo nel 2010 ed è ancora chiuso e sono stati stanziati 5 milioni: com’è possibile? In questi cinque anni e con quei soldi se ne costruivano tre di teatri… Chiaramente la mia è una battuta provocatoria, ma è uno scandalo nazionale che il teatro dopo 5 anni e tanti soldi sia ancora chiuso. Sento dire che dovrebbe intervenire la magistratura e se ci saranno i presupposti lo faremo, ma non si può pretendere sempre che siano i magistrati a svolgere un ruolo di supplenza».

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