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Pompei foggiana/ Siponto, è crollata la taverna dei Teutonici

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È stato scoperto la mattina dell’ultimo giorno dell’anno il crollo del tetto della piccola «taverna dei cavalieri» che rientra nel complesso monumentale dell’antichissima abbazia di San Leonardo in Lama Volara, a Siponto. Non è il primo cedimento a verificarsi nella struttura e, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultimo, considerata la mancanza di fondi per recuperare l’insieme di fabbricati medievali. Una piccola Pompei daunia. Il locale interessato al crollo è in realtà di proprietà privata, come lo sono state in passato anche altre parti del complesso, a lungo abbandonate e non tutelate. Si tratta di un vano costruito lungo il perimetro di recinzione, anticamente in comunicazione con una stalla. La soprintendenza ai Beni archeologici della Puglia vi ha posto un vincolo che ne limita la disponibilità, ma non per questo il proprietario Ciro Fabiano se ne è disinteressato. Al contrario. Qualche anno fa ha presentato un progetto per il recupero della «taverna» da cofinanziare con risorse pubbliche erogate nella misura del 50%, ma tale progetto è risultato il primo dei non ammessi al finanziamento.

San Leonardo venne costruita ai primi del XII secolo: nel 1127 la ufficiavano già i canonici regolari di Sant’Agostino. Alla fine del secolo XII a questa chiesa erano affiliate altre dieci chiese, ossia «grancie», diffuse nel territorio del Gargano e della Capitanata, a dimostrarne l’importanza: da Foggia a Monte S. Angelo, da Vico a Lesina, a Rignano. In seguito se ne aggiunsero altre quattro. Alcuni affreschi e scudi crociati che si ammirano all’interno dell’abbazia risalgono alla metà del secolo XIII, quando vi giunsero i frati-cavalieri dell’Ordine Teutonico di Santa Maria di Prussica che vi rimasero fino alla metà del XV secolo. Ultimo rappresentante di quest’ordine fu il vescovo di Troia, Stefano Gruben, poi arcivescovo di Reggio Calabria. Alla sua morte la chiesa, considerata come Badia, cominciò ad assegnarsi ai cardinali.
Padre Costantino da Manfredonia nel 1763 fece costruire la parte ancora abitabile del convento, dal quale poi i frati minori andarono via all’inizio dell’Ottocento. Il monumento, danneggiato durante gli ultimi eventi bellici e lasciato a lungo senza guardianìa, venne restaurato a spese dello Stato alla fine degli anni Quaranta grazie all’intervento di don Silvestro Mastrobuoni, nominato per la sua sensibilità ispettore alle opere d’arte per la curia.

L’unico edificio sottoposto ora a lavori di restauro è l’antico ospedaletto. Ma l’opera procede a rilento e subisce continue interruzioni (l’impresa edile ha subito recentemente il furto di una parte dei ponteggi). Purtroppo il rilevante monumento «romanico» subisce ben più importanti profanazioni e trafugamenti di oggetti sacri e di elementi architettonici e decorativi. E, intanto, non ha trovato ancora il dovuto ascolto l’appello alla salvaguardia più volte elevato dall’attuale rettore dell’abbazia, don Giuseppe Marrone, preoccupatissimo per le infiltrazioni di acqua piovana presenti sul soffitto della chiesa perché il tetto necessita di una seria riparazione.

Anna Maria Vitulano

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