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Procreare dopo un tumore all’utero, speranze da Casa Sollievo

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La ricerca in campo medico fa passi da gigante riuscendo ad accendere una piccola fiamma di speranza anche in quelle donne che vorrebbero dare alla luce un figlio dopo aver avuto un cancro al corpo dell’utero, il tumore ginecologico più frequente, con oltre 4000 casi all’anno in Italia.  Se abitualmente si procede alla rimozione di tutto l’apparato riproduttivo femminile, impedendo così la procreazione, da San Giovanni Rotondo arrivano buone notizie. Un’equipe medica della Casa Sollievo della Sofferenza, in collaborazione con i colleghi dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli, sta sperimentando con successo il nuovo trattamento conservativo per la cura del tumore. Si tratta di un trattamento combinato, medico e chirurgico, che si è guadagnato anche la pubblicazione sulla prestigiosa rivista specializzata in ginecologica oncologica, ossia l’americana "Gynecologic Oncology". La nuova metodica proposta, ancora sperimentale e rivolta a pazienti selezionate che abbiano età inferiore a 40 anni, ha già dato i suoi risultati. Su 14 casi trattati, casistica più numerosa raccolta da una comunità scientifica internazionale, anche se a primo acchito sembrerebbero pochissimi, una donna è riuscita a dare alla luce un maschietto. Una speranza non da poco per quelle donne che già convivevano con l’idea di un diritto negato.

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