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Puglia, emergenza lavoro la Cgil scuote tutti

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Non poteva restare senza seguiti il duro monito lanciato nei giorni scorsi dalla Cgil all’indirizzo del governo Vendola sul fronte dell’occupazione. L’allarme dei sindacati, infatti, è alto e la Regione sembra accerchiata, da un lato dai dati impietosi della crisi che ha colpito anche la Puglia e dall’altro dall’insofferenza delle parti sociali e di pezzi della maggioranza, che non vedono nelle politiche messe in piedi negli ultimi mesi dalla giunta (Bilancio 2011 compreso) il segno della svolta. Dal Pd, infatti, si levano voci di critica (seppur costruttiva) nei confronti del governo. «Sin dalle dichiarazioni programmatiche del presidente – dice il capogruppo Antonio Decaro – sollevammo la questione dell’emergenza lavoro chiedendo una seduta monotematica del Consiglio. Comprendiamo le dichiarazioni della Cgil e speriamo che il piano straordinario per il lavoro da 300 milioni che nei prossimi giorni sarà presentato dalla giunta possa servire a contrastare l’emergenza. Siamo stati molto attenti a questo tema in questi mesi, spronando il governo a trovare la strada nei settori, dalle energie alternative al turismo, che ci consentono di arginare il dramma della disoccupazione».

Le voci critiche dal Pd, in effetti, non sono mancate e basta andare a rileggere «Chi pensa alla Puglia?», il dossier a due mani del vicepresidnte del Consiglio Antonio Maniglio e del consigliere Pino Romano, diffuso a novembre, per verificare il livello di allarme che c’è nel centrosinistra.
«I dati resi noti dalla Banca d’Italia che certificano i 90.000 di posti di lavoro persi nel biennio 2008-2010 – scrivevano nel documento, cui seguì la convocazione di un vertice di maggioranza da parte di Vendola per sedare i mal di pancia – il livello della disoccupazione ufficiale pari al 13,4%, l’incremento dell’85% della cassa interazione, il calo del Pil del 5%, le tante e tante crisi aziendali (Natuzzi, Bat, Adelchi…) che attraversano la regione, stanno provocando una silenziosa devastazione sociale: migliaia di famiglie per via della la crisi in atto devono rinunciare a diritti e beni primari e i giovani sono l’anello più debole della catena».

Furono i due esponenti del Pd, dunque, a lanciare a novembre la richiesta a Vendola di aprire una «vertenza "Puglia per il lavoro" con il governo nazionale» invitando la giunta a «definire, insieme alla forze sociali (sindacati, imprese, enti locali) proposte e idee in grado di fronteggiare l’emergenza». Eppure, è anche la concertazione – che la Cgil denuncia essere mancata in questi mesi – uno dei punti dolenti delle relazioni governo- parti sociali. E non è un caso se, a fronte delle fibrillazioni tra la giunta e un sindacato «amico », s’infili il centrodestra.
«Come la Cgil, da mesi sollecitiamo Vendola – dice Massimo Cassano, vicecapogruppo Pdl – all’essere più presente in Puglia e ad impegnarsi nelle politiche di sostegno agli investimenti delle imprese. Per l’occupazione, al pari degli sprechi nella sanità, si è fatto poco e niente sinora, mentre ci affacciamo ad un 2011 caratterizzato da maggiori tasse e minori servizi per i cittadini». Non solo, «Vendola si preoccupa solo degli internalizzandi, la cui stabilità al posto di lavoro è assicurata dalla clausola sociale, e non dei precari veri della sanità, così come dei tanti disoccupati e sottoccupati e dei giovani vincitori di concorso che hanno perso la speranza di trovare lavoro».

«Vendola promette mirabilie e consegna disastri. A fronte del fantasmagorico piano per il lavoro, l’unica certezza è che la Puglia deve fare i conti con il non esaltante record nazionale di perdita percentuale di livelli occupazionali – attacca Erio Congedo (Pdl) – di un Bilancio e un piano di rientro tutti tagli, tasse e ticket che azzerano di fatto i servizi sociali e di una sanità costretta a gravissime mutilazioni a causa delle note inadempienze finanziarie e programmatiche, con buona pace di tutte le promesse elettorali».

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