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Pesca, la stagione dei fermi ripartono solo le proteste

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A Manfredonia la marineria è in stato di agitazione per lo stop al bianchetto, nel Salento toccherà ad ottobre per le triglie.

 

Anno nuovo e vecchi problemi per il settore ittico pugliese. A tutela della fauna ittica e dei fondali marini (messi a rischio dallo strascico) e per salvaguardare il futuro stesso della pesca, l’Unione europea ha adottato nuove norme che prevedono la stretta del fermo biologico nei mesi invernali, fase più delicata per la riproduzione dei pesci. In questo periodo dell’anno, tuttavia, i bilanci delle aziende del settore della pesca e dell’indotto, già provati da una crisi profonda, sono particolarmente magri. Di qui la tensione e le preoccupazioni, anche in Puglia. Venerdì sera i pescatori di Porto Cesareo, nel convegno regionale sulla pesca organizzato da Legacoop Puglia, hanno chiesto all’assessore regionale Dario Stefàno un tavolo tecnico per governare la crisi. A Manfredonia, invece, i pescatori sono da un mese in stato di agitazione. Si oppongono al fermo della pesca di due specie di pesce, il bianchetto e il rossetto, l’unico tipo di pesca praticabile nel Golfo nei mesi invernali. Su temi simili, lo scontro con l’Ue in passato ha fruttato multe e giornate di lavoro perse. Per questo la Lega pesca, organizzazione che aderisce alla Legacoop e riunisce circa un terzo delle cooperative pugliesi, ha cercato la mediazione. Ha riconosciuto l’utilità delle regole che, tuttavia, devono tener conto anche delle differenze tra gli ecosistemi marini, e ha ottenuto da Regione e Ue il finanziamento per tre progetti di riduzione delle giornate di lavoro dei pescatori in cambio di indennizzi comunitari. Riguardano Manfredonia (Foggia), Molfetta (Bari) e Porto Cesareo (Lecce). A Manfredonia il fermo è stato fissato a gennaio e febbraio. A Moffetta si è previsto uno stop tra dicembre e febbraio (per consentire la riproduzione di scorfani e polpi). In Salento le imbarcazioni (fino a 12 metri che non usano reti a strascico) si fermeranno a ottobre, nel periodo di riproduzione delle triglie. «Stiamo cercando di mettere in campo una strategia che recuperi alla pesca il protagonismo che merita», ha spiegato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno al convegno di Porto Cesareo. «Il settore è una parte importante del nostro sistema economico e una leva delle nostre ambizioni turistiche». Ha escluso, invece, l’ipotesi avanzata dalle associazioni regionali del settore di scindere dall’agricoltura la pesca, attraverso l’istituzione di «un tavolo tecnico per un governo unitario del settore, per favorire un intervento decisivo della Regione». «Invece — ha concluso Stefàno — abbiamo la necessità di incoraggiare le nuove generazioni a investire nella pesca, per creare prospettive di sviluppo, per dare loro un’opportunità di affermazione non solo occupazionale ma anche sociale». Intanto, restano fermi i pescherecci nel porto di Manfredonia. Come in altre marinerie italiane, anche i pescatori sipontini incrociano le braccia. Anche ieri si sono succedute riunioni con sindacati e cooperative per definire le strategie in vista dell’incontro a Roma (mercoledì prossimo) di rappresentanze di pescatori, sindacati e commercianti ittici con il direttore generale del Ministero per le politiche della pesca (probabilmente allargato ad altre marinerie italiane). Oggetto dell’incontro, chiesto da Stefàno, anche eventuali deroghe al regolamento comunitario e ricorsi ad ammortizzatori sociali. Intanto si calcolano i danni del settore: solo la marineria di. Manfredonia potrebbe perdere dai 15 ai 20 milioni di euro, a cui si aggiungerebbero almeno altri 40 dell’indotto.

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