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Vico/ “Le oasi di agrumi del Gargano nelle liste dei paesaggi europei”

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Prodotti, cultura e tradizioni sufficienti per istituzionalizzare un paesaggio doc. Si punta ad un marchio di tutela e valorizzazione. Coinvolti anche Rodi e Ischitella.

 

Il paesaggio agrumario del Gargano è di eccezionale valenza che ha tutti i requisiti per inserirsi nella lista dei paesaggi europei (lista che poi entrerà a far parte di una lista mondiale). La sua peculiare funzione ambientale, sociale, i suoi peculiari prodotti (cultura, tradizione, prodotti tipici) sono gli ingredienti sufficienti per istituzionalizzare un “Paesaggio Doc, un paesaggio con un marchio, che è l’obbiettivo della convenzione europea del paesaggio. La cosiddetta ‘denominazione paesaggistica”, può essere la strategia vincente per tutelare e valorizzare il paesaggio agrumario del parco nazionale del Gargano. Ne è certo lo studioso Nello Biscotti il quale auspica che possano esserci quei processi virtuosi per ridare “dignità” ad un patrimonio ambientale-culturale che caratterizza quella che viene comunemente riconosciuta come “oasi agrumaria del Gargano”, un triangolo i cui lati sono Ischitella, Rodi Garganico e Vico del Gargano.
Quasi dieci secoli di storia. Gli agrumeti del Gargano, circoscritti in un’area di circa 800-1000 ettari – spiega Biscotti – costituiscono ancora oggi un caratteristico tassello dei paesaggi agrari storici dell’Italia agricola. Una piccola oasi verde-cupo costruita in un angolo del roccioso promontorio garganico. Uno straordinario esempio di come esigue risorse ambientali (sorgenti, microclimi) siano state occasione di ricchezza e cultura. L’unico esempio di agrumi in tutta la fascia Adriatica.
e più antiche testimonianze storiche. Già nell’anno Mille – ricorda Biscotti – gli agrumi nel Gargano sono una realtà. Documenti citano che nel 1003 Melo, principe di Bari, incontrandosi con alcuni pellegrini normanni nell’atrio della Basilica dell’Arcangelo sul Gargano, li invogliava alla conquista delle Puglie. E, per dar loro prova della ricchezza e della feracità di quei luoghi, spedì in Normandia una scelta quantità di frutti, tra cui i “pomi citrini” del Gargano, corrispondenti al melangolo (arancio amaro), il quale fino al 1500 era il tipo di agrume che si coltivava in Europa.
Sul finire del Seicento, secondo la preziosa testimonianza di un frate, Filippo Bernardi, in un Gargano avvolto in una coltre d’oblio, si distinguono, Vico, Rodi pieni “agrumi, che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni i quali vengono a caricar vini, arance, limoni; a Rodi si può dire che vi sia una tirata di giardini per la qualità di aranci e limoni che vi sono piante così sterminate che sembrano anzi querce che agrumi”.
Francesco Mastropaolo
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