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Vieste/ I giudici hanno annullato l’ordinanza, Notarangelo è ora un uomo libero

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Il Tribunale di Trento ha revocato l’ordine di cattura insufficienza di indizi. L’uomo era ricercato da 11 mesi.

 

C’è un latitante in meno nell’elenco degli oltre 120 «wanted» di Foggia e Capitanata. Non perchè dopo il mesi le forze dell’ordine abbiano finalmente acciuffato Angelo Notarangelo, 33 anni, viestano detto «cintaridd», ma perchè i giudici hanno ora annullato il provvedimento di cattura per traffico di droga spiccato il 22 febbraio del 2010 dal gip di Trento, nell’ambito di un’inchiesta della locale direzione distrettuale antimafia che portò all’emissione di 57 ordinanze di custodia cautelare tra Nord Italia, Gargano e Calabria. Notarangelo, inserito al secondo posto nell’«hit» dei latitanti foggiani subito dopo il mafioso montanaro Giuseppe Pacilli, torna quindi ad essere un uomo libero anche per la Giustizia. Il Tribunale della libertà di Trento ha accolto il ricorso-bis dei difensori, gli avvocati Carlo Mari e Anna Rita Tucci, scrivendo che «non sussistono più i presupposti legittimanti la misura cautelare personale nei suoi confronti», sia in ordine alla partecipazione al clan di trafficanti radicato in Lombardia, sia in relazione al tentato acquisto di 2 chili di cocaina e 25 chili di hashish per 300mila euro. Da qui la decisione dei giudici del riesame di revocare «l’ordinanza impugnata», disponendo «l’immediata liberazione di Notarangelo se non detenuto per altra causa». Non c’è nessuno da liberare perchè Notarangelo per 11 mesi è stato ricercato, ma c’è da restituire la libertà «ufficiale» ad un allevatore che, nell’ottica di magistrati e investigatori, è un elemento di peso della criminalità garganica, tanto che si parla apertamente di clan Notarangelo che comanda nella zona viestana collegato al più forte gruppo dei Libergolis (ipotesi che l’ex ricercato respinge).
Decisione attesa e quasi scontata quella del Tribunale della libertà di Trento di annullare il provvedimento di cattura a carico di Notarangelo, dopo che la Cassazione – pronunciandosi sul ricorso dell’avvocato Mari – aveva rimarcato la fragilità degli indizi, ordinando ai giudici del
riesame di rivalutare la posizione del presunto trafficante di droga. Il blitz di Dda di Trento e carabinieri del Ros scattò il 22 febbraio 2010 con l’emissione di 57 ordinanze di custodia cautelare, tre delle quali nei confronti di garganici tra cui Notarangelo che si diede subito alla fuga. Nell’ottica accusatoria il clan di trafficanti aveva base a Milano e si riforniva di ingenti quantità di hashish dal Marocco via Spagna, di cocaina dall’Olanda, di eroina dai paesi balcanici. Uno degli esponenti di rilievo del clan internazionale di trafficanti sarebbe il marocchino Rachid Zaouaq, col quale – dice l’accusa – nel maggio 2008 prese appuntamento a Milano proprio Notarangelo proveniente da Vieste con 300mila euro per acquistare un ingente quantitativo di droga destinato verosimilmente ad essere smerciato in Capitanata. I difensori di Notarangelo presentarono ricorso contro l’ordinanza del gip di Trento, rigettata però dal Tribunale della libertà di Trento il l9 marzo 2010. Contro quel «no», la difesa presentò appello alla Corte di Cassazione, accolto lo scorso 16 novembre quando la Suprema Corte ordinò al Tribunale della libertà di riesaminare la posizione del garganico. Cosa che è avvenuta adesso con i giudici che hanno annullato il provvedimento di cattura. Nei prossimi giorni si celebrerà davanti al gup di Milano (la competenza è stata trasferita da Trento ai giudici lombardi perchè lì si sarebbe radicato il clan di trafficanti l’udienza preliminare nei confronti oltre settanta imputati, tra cui figura anche Notarangelo. I difensori, anche alla luce della decisione della Cassazione, ne chiederanno il proscioglimento. Il nome di Notarangelo in questi ultimi mesi è più volte stato fatto dagli organi d’informazione. Inizialmente per il provvedimento di cattura emesso dal gip di Trento. Quindi nell’estate scorsa quando i carabinieri nel corso di una perquisizione domiciliare tesa alla cattura del latitante scoprirono nella sua abitazione una botola che dalla camera dei figli immetta in un rifugio. E soprattutto il nome del latitante è stato fatto in occasione del duplice omicidio dei fratelli viestani Giovanni e Martino Piscopo di 51 e 45 anni, titolari di un villaggio turistico, rapiti il 18 novembre e trovati morti ammazzati e bruciati 10 giorni dopo. Non che Notarangelo sia accusato del duplice omicidio di chiaro stampo mafioso ma dal movente ancora misterioso, ma in occasione dei vertici investigativi per parlare del duplice omicidio per due volta la Dda ha rimarcato l’esistenza a Vieste del clan Notarangelo, legato ai Libergolis, dicendo anche che il clan Notarangelo è direttamente o indirettamente responsabile di una serie di rapine ed attentati anche estorsivi registrati negli ultimi tempi a Vieste.

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