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Gargano: solo la morte per chi non rispetta le regole

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Arrestati i presunti autori del duplice omicidio di Sante e Pietro Zimotti.

 

La società garganica detta le proprie, sacrosante, regole: c’è solo la morte per chi non le rispetta. Sgarri e vendette per chi viola la durissima legge della faida: "Non toccare la mia roba", soprattutto se l’oggetto del furto sono mezzi agricoli. Sì perchè nel cuore del promontorio la gente vive, unicamente, di agricoltura e di pastorizia. E che si tratti di sgarri o vendette, l’importante è lavarli, sempre, col sangue. Come quello versato da Pietro e Sante Zimotti, padre e figlio di Cagnano Varano uccisi dalla mano armata di Michele Pasquale e Cosma Damiano De Gregorio rispettivamente di 72 e 47 anni. Sono loro, secondo gli inquirenti, gli autori dell’efferato duplice omicidio che si è verificato poco più di un mese fa nelle campagne del centro garganico. I due sono stati assassinati con alcuni colpi di fucile, il sette dicembre scorso. Fondamentali, per accertare la loro colpevolezza, le particelle di polvere da sparo rinvenute sugli indumenti dei due presunti assassini. A Cagnano Varano, dunque, si è consumata la classica storia di faida come le tante che si raccontano tra gli abitanti del promontorio. Due famiglie un tempo amiche, confinanti, vicini di casa e di terreni. Da un lato gli Zimotti dall’altro i De Gregorio. Sono quest’ultimi che ad ottobre dello scorso anno subiscono il furto di un camion, di un trattore e di altra attrezzatura edile. Per questo fatto Cosma Damiano e il padre Michele Pasquale puntano l’indice contro Sante Zimotti. Pare – così come sarebbe emerso dalle indagini – che per la restituzione dei mezzi sarebbe stato chiesto alla famiglia De Gregorio 20mila euro. Di fatto questo "torto" crea una frattura insanabile tra le due famiglie. Sembra che più volte i de Gregorio avessero manifestato in paese il desiderio di vendetta nei confronti dei loro vecchi amici. L’occasione giunge proprio il sette dicembre quando i due vengono colpiti a morte mentre tagliavano della legna con una motosega. Nel quadro accusatorio degli inquirenti compare un altro nome quello di Michele Marrucchelli, un operaio edile che lavora per nome e per conto dei De Gregorio. E’ lui ad aver creato un alibi per i due presunti colpevoli, sostenendo che il giorno dell’omicidio padre e figlio erano al lavoro. Pare, ma questo deve essere ancora accertato dagli inquirenti che per questa copertura, per "tenere la bocca chiusa" Marrucchelli abbia ricevuto dai De Gregorio circa 200 euro e un paio di scarpe. Intanto sembrano sparite nel nulla le armi utilizzate per uccidere gli Zimotti. "Un duplice omicidio che ricorda un’altra terribile faida: quella tra le famiglie Ciavarrella e Tarantino – ha detto questa mattina in conferenza il Procuratore capo di Lucera, Domenico Seccia. Un fatto di sangue – ha proseguito – che è maturato in condizioni di assoluta arretratezza culturale. Ma questa – ha poi precisato il magistrato – è la classica mentalità da faida che pervade la popolazione di questa terra e che rappresenta il vero nemico da sconfiggere".


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