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Peschici/ A PROPOSITO DEL BLITZ “CLESSIDRA” (parte 2ª)

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Egregio Direttore,
torno nuovamente a scriverLe sull’operazione “Clessidra” della notte fra il 2 e 3 dicembre a Peschici (arrestati sindaco, assessore, dirigente Utc, comandante vigili urbani, consigliere, imprenditori, impiegati comunali e altri; ndr) anche per precisare e approfondire ulteriori perplessità che continuano a pervadermi la mente e, man mano che passa il tempo, aumentano di spessore, ingigantiscono, crescono sempre più creando confusione e incertezza nelle nostre intelligenze di persone normali che ogni giorno si alzano la mattina per recarsi al lavoro. Innanzitutto mi preme rappresentare che dalla ormai famosa data del 3 dicembre risulta sempre più irreale e surreale il clima che si respira negli uffici comunali. Al loro interno è palpabile un alone di terrore, di timore che le forze dell’ordine possano arrivare da un momento all’altro e portare dentro tutti, al pari degli altri impiegati e amministratori che, pur avendo commesso reati (a nostro parere di modesta natura), sono stati messi in galera e a distanza di circa due mesi sono ancora in stato di detenzione (quando finirà tutto ciò?).

Si ha timore di parlare, ci si sente spiati e controllati come nella casa del Grande Fratello, si ha paura anche di fare una piccola battuta scherzosa che potrebbe essere sentita e male interpretata da chi eventualmente ci ascolta, si parla a bassa voce e se anche si deve trattare un problema personale, ma che potrebbe essere frainteso dal nostro interlocutore o da chi ascolta le nostre conversazioni, si esce in strada oppure la frase viene riferita all’orecchio. Ma Le sembra giusto lavorare e vivere in un simile stato di tensione continua?

La considerazione comune fatta da tutti coloro (impiegati e non) che in un certo qual modo hanno avuto a che fare con la giustizia (anche come semplici testimoni) pare essere basata sulla non gravità dei reati contestati, reati (di poco conto, ripeto) che pur avendo rilevanza penale non sono tali da giustificare uno schieramento di forze e una concentrazione di energie da fare invidia a criminali di altro calibro. Altra considerazione che si fa è l’apparente inutilità di procedere all’arresto di così tante persone e la non necessarietà di mettere in campo uno schieramento così ingente di forze dell’ordine in ore notturne.

Dalla lettura dei giornali non pare che i reati siano poi così significativi, tant’è vero che anche il Tribunale del Riesame ha ritenuto insussistente e inesistente l’organizzazione criminale con a capo il sindaco, dott. Mimmo Vecera, avanzata nell’ordinanza di arresto. I passaggi di denaro accertati sono di solo poche centinaia di euro pagati con assegno intestato le cui motivazioni sono da accertare. Gli appalti pilotati e la turbativa d’asta sono ancora tutti da provare, gli alberi eventualmente indicati in maniera errata nella relazione del comandante – in numero diverso da quelli effettivamente in loco – sono da dimostrare e, quantunque si comprovasse il falso, non pare questo un reato tale da richiedere una pena così severa (chiaramente questi sono pensieri di persone non addette ai lavori).

Ragionando sempre da persone “normali”, cioè ignoranti di materie legali e giudiziarie, ci si continua a chiedere: perché non sono state espletate le procedure penali che in genere vengono attivate per scoprire reati minori (eventualmente sussistenti…) contro la Pubblica Amministrazione? E cioè: avvio delle indagini, individuazione di reati e colpevoli, dopo di che avviso di garanzia all’indagato, processo, condanna, galera, eccetera. Perchè non si è tenuto conto che la maggior parte degli arrestati era incensurata, persone per bene con cui noi e i nostri figli abbiamo a che fare tutti i giorni? Perchè questi malcapitati sono stati prima arrestati e messi alla gogna mediatica su tutti i giornali, telegiornali e ogni mezzo di comunicazione, come veri criminali, senza aver avuto alcuna condanna?

Pare, anzi, che per alcuni di loro ancora non si capisca bene il tipo di reato commesso, la fondatezza e il significato. Gli inquirenti sono ancora alla ricerca di prove, testimonianze, elementi e riscontri che possano confermare la tesi accusatoria. Per quale motivo – avendo effettuato prima l’arresto dei “presunti colpevoli”, poi la detenzione in galera nella casa circondariale di Lucera, quindi i domiciliari (dove la maggior parte di loro si trova tuttora) – sono state invertite le procedure? Già etichettati come COLPEVOLI in attesa della chiusura delle indagini e dello svolgimento del processo, e ponendo a loro esclusivo carico l’onere di dimostrare la propria innocenza? Ma la giustizia, quella vera, con la G maiuscola, non dovrebbe servire anche a scagionare gli innocenti, non solo ad arrestare i presunti colpevoli?

Purtroppo i tempi dei processi in Italia sono lunghi, non sempre efficaci e molti, che dovrebbero stare dentro, circolano liberi e impuniti in attesa della sentenza. Forse è per questo che, nel caso in oggetto, la questione si è capovolta? E così, invece di aspettare il processo e l’eventuale condanna, è stato prima eseguito l’arresto e poi, chi è stato beccato (non con le mani nel sacco, ma dalle teorie degli inquirenti o degli inquisitori), dovrà difendersi dalle accuse e dimostrare la sua innocenza. Cioè il contrario di quelle che sono le teorie di uno Stato garantista quale dovrebbe essere il nostro, che si basa sul principio: meglio un criminale fuori che un innocente dentro.

Naturalmente, da ignoranti in materia, immaginiamo che i giudici avranno avuto le loro buone ragioni per arrivare a provvedimenti di questo tipo. Evidentemente avranno prove, a noi ignote, schiaccianti, inconfutabili, sulla colpevolezza degli indagati e sulla gravità dei reati. Prove che tireranno fuori in sede di dibattimento per far condannare chi ha commesso i reati contestati. Ma, ci chiediamo, nel caso in cui anche uno solo di questi presunti colpevoli dovesse risultare innocente (e siamo sicuri che ce ne sarà più di uno…) chi mai gli restituirà la dignità sottrattagli la notte fra il 2 e 3 dicembre 2010?

F.to: un (forse?!) onesto cittadino deluso dalla giustizia

puntodistella.it


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