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Quizzopoli, gli studenti coinvolti: diamo 6.000€ per non essere puniti

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Prima l’esclusione dalle graduatorie della facoltà, poi la prospettiva di un processo e il rischio di una sospensione per tre anni dagli studi universitari. Ora, per gli studenti accusati di aver superato con l’inganno i test di ingresso a Medicina nel 2007, si prospetta la possibilità di chiudere il conto con l’Università di Bari attraverso una trattativa economica che risarcisca l’amministrazione accademica dei danni, compresi quelli d’immagine, subìti dopo la grande truffa. Soprattutto, l’accordo tra gli imputati e la parte offesa metterebbe gli studenti al riparo da eventuali sanzioni disciplinari, che l’Ateneo è legittimato ad infliggere in caso di sentenza o di patteggiamento. Lo hanno chiesto, attraverso i propri avvocati difensori, alcuni dei 127 imputati, per la maggior parte studenti, nel procedimento ribattezzato Quizopoli che fu avviato dopo la scoperta, da parte della guardia di finanza, di due centrali operative nel settembre del 2007. Attraverso telefoni cellulari, un gruppo di insospettabili che gli investigatori ritengono sia stato coordinato dal docente in pensione Marcantonio Pollice (insieme al figlio Giulio, la moglie Paola Favaretto e l’ex consigliere comunale Giuse ppe Varcaccio), avrebbe trasmesso le risposte esatte dei quiz ai candidati che pagarono migliaia di euro per il servizio truffaldino.

Durante l’udienza preliminare dello scorso 25 novembre, dinanzi al giudice per le udienze preliminari Marco Guida, 22 imputati hanno chiesto di patteggiare la pena e altri tre il giudizio con rito abbreviato. La proposta avanzata ufficialmente da due degli avvocati difensori, agli atti del consiglio di amministrazione dell’Università trasmessi dall’avvocatura, è infatti di seimila euro per gli imputati che materialmente parteciparono ai test e duemila per i loro parenti, oltre le spese legali e con la possibilità di dilazionare il pagamento in quattro rate.

Nel frattempo sono incominciati i versamenti da parte degli imputati interessati alla transazione, finora sedici tra studenti e professori, che hanno pagato all’Università dai mille ai 15mila euro a testa, per complessivi 52mila euro, a titolo di risarcimento. Ora tocca al consiglio di amministrazione dell’Ateneo valutare se tali somme bastano a risarcire i danni provocati o se gli imputati dovranno integrare tali somme.

Di sicuro, una transazione sul profilo risarcitorio (mentre il procedimento penale farà il suo corso) metterà al riparo gli studenti da ogni possibile punizione dell’Università, che avrebbe potuto, attraverso il senato accademico, sospendere i ragazzi coinvolti nella truffa anche fino a tre anni, impedendo loro così di iscriversi anche ad altre università. La prima reazione del rettore Corrado Petrocelli, dopo la scoperta della truffa del 2007, fu di escludere gli studenti indagati dalle graduatorie. Successivamente, alcuni di questi si ripresentarono ai test degli anni successivi e riuscirono ad iscriversi alla facoltà di Medicina.

Luca Barile


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