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Allarme immigrati/ Altri 200 arrivi a Foggia «L’onda non si fermerà»

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Dapprima ne hanno contati solo un centinaio, poi – fino a notte fonda – più o meno il doppio. Duecento arrivi in un giorno, come previsto dal Ministero per gli affari interni. Tutti profughi tunisini, rifugiati che sono stati sistemati nelle unità abitative del Centro accoglienza e residenza asili di Borgo Mezzanone (capienza massima 778, al momento quasi 500 ospiti). «Ci aveva messo in allerta il Viminale – spiegano dalla Prefettura di Foggia – per cui eravamo preparati ad accoglierli, ma si tratta comunque di una vera e propria emergenza». Oltre a quelli arrivati tra la scorsa settimana e ieri, almeno da programmi concordati col Viminale dovrebbero essere altri 200 i tunisini destinati al Cara di Borgo Mezzanone (portando così la cifra complessiva, dei profughi tunisini accolti, a 400 unità), ma molte cose lasciano intendere che potrebbe non essere così. Che il flusso potrebbe proseguire senza soluzioni di continuità, fino all’esaurimento dei posti a disposizione.

Innanzi tutto l’incessante via vai sulle coste siciliane, poi il timore che il fenomeno non sia una semplice ondata, ma una vera caduta di un muro. «Una rivisitazione che non ci possiamo permettere – tengono a puntualizzare dall’Uf ficio territoriale di governo – perché la struttura sta già sfiorando la capienza massima, per cui non possiamo permetterci di accordare la nostra disponibilità ad accogliere persone per cui non ci sono posti disponibili».

Tra i profughi pochissime famiglie, al momento solo un paio e per il resto solo adulti che possono muoversi agevolmente o bambini già in grado di spostarsi autonomamente. «Per adesso la situazione è assolutamente sotto controllo – rispondono invece dal Cara di Borgo Mezzanone – anche se portando l’accoglienza al limite la gestione dei servizi assumerà tutto un altro aspetto, saremo sottoposti a uno stress assoluto ma sarà un piacere aiutare queste persone». Da qualche mese il centro è custodito dal consorzio siciliano Connecting people, che nei lavori di ristrutturazione e di riorganizzazione del centro ha ridotto la capienza da 1300 a 778 posti sistemando delle unità mobili al posto delle tende da campo che ospitavano i profughi. «La fase di accoglienza – argomentano infine dal Cara – si esaurisce in due passaggi essenziali, quello del riconoscimento dell’ospite che viene condotto da noi e poi la sua sistemazione nell’alloggio che lo accoglierà». Oltre allo smistamento, i medici stanno anche lavorando alla ricostruzione della situazione sanitaria di ognuno di loro: pronti a fargli da supporti alcuni medici volontari degli Ospedali riuniti.


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