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Sentenze pilotate, procura assolve il Tar. Laudati: «Sono solo episodi circoscritti»

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I pm di Bari indagano su presunti scambi di favori.

 

Con un comunicato diffuso ieri sera, la magistratura ha chiarito alcuni aspetti dell’inchiesta in corso sulle presunte sentenze pilotate al tribunale amministrativo. Sarebbero, quindi, sei i nomi iscritti nel registro degli indagati dai pm Renato Nitti e Francesca Romana Pirrelli, tra questi ci sarebbe solamente un giudice, il presidente della seconda sezione, Amedeo Urbano; due avvocati amministrativisti, il professore Aldo Loiodice e il suo collaboratore di studio, Michele Dionigi; il rettore dell’università privata Lum di Casamassima, Emanuele Degennaro, la figlia del giudice, Graziana Urbano, e un ex cancelliere. Il reato ipotizzato è di corruzione in atti giudiziari, anche se le singole posizioni differiscono. «Gli episodi oggetto dell’inchiesta di questo Ufficio – spiega nella nota il capo della Procura, Antonio Laudati – sono circoscritti e individuati. Per questo si precisa che non sono all’attenzione dei due sostituti procuratori, direttamente impegnati in questo procedimento penale, altri episodi, né altre sentenze o ricorsi al Tar di Bari. Questo significa che non vi sono altri studi legali coinvolti in questa inchiesta, né altri magistrati del Tar di Bari risultano iscritti nel registro degli indagati». Secondo la Procura, Urbano avrebbe avvantaggiato Loiodice, in cambio l’avvocato amministrativista avrebbe cercato di agevolare la carriera professionale di una delle figlie di Urbano.

In particolare, l’intera inchiesta penale girerebbe attorno ad una sentenza, quella relativa all’ampliamento dell’Interporto, il mega progetto nella zona industriale, da anni al centro di una querelle tra i Degennaro e il ministero dell’Ambiente. Questa la ricostruzione fatta dalla magistratura dell’episodio: gli imprenditori, un anno fa, presentano ricorso al tribunale amministrativo dopo che il ministero blocca l’ampliamento dell’Interporto. Il primo luglio del 2010 il giudice Urbano firma una sentenza che dà ragione all’imprenditore. Un mese e mezzo prima, la figlia Graziana, a maggio, ottiene un contratto a tempo determinato alla Lum. La concomitanza di queste due circostanze ha messo in allerta i pm: secondo la loro ipotesi, la sentenza favorevole sarebbe stato il frutto di uno scambio, ovvero la borsa di studio alla Lum di cui avrebbe beneficiato Graziana Urbano. Oggi la figlia del giudice lavora fuori dalla Puglia come ispettore del lavoro. Per aver riscontri su questo presunto scambio di favori, la finanza è stata anche nella sede della Lum.

«Questa Procura di Bari – si legge ancora nel comunicato diffuso in serata – intende pubblicamente attestare la propria stima nei confronti del presidente e dei colleghi del Tar, il cui lavoro è frutto di scrupolosa applicazione delle leggi. I fatti contestati al magistrato indagato attengono a una sfera del tutto personale, come le eventuali responsabilità che ne deriveranno». Lunedì, il presidente del Tar, Corrado Allegretta, ha voluto difendere pubblicamente il lavoro dei suoi colleghi. «Tutti, magistrati ed impiegati, che sanno di essere apprezzati per il loro lavoro e per l’impegno che in esso profondono – ha dichiarato – sanno anche che l’istituzione di cui fanno parte costituisce punto di riferimento e di affidamento della collettività proprio per l’equilibrio, l’imparzialità, la serenità con cui ogni giorno fanno il proprio dovere». Oggi il presidente Urbano tornerà in aula per discutere di alcuni ricorsi presentati da una ventina di partecipanti bocciati alle preselezioni per dirigenti della nuova Provincia Bat.

Vincenzo Damiani


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