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«Gheddafi? È una persona equilibrata». Il sindaco delle Tremiti difende il Colonnello

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Il leader libico nel 1987 chiese l’annessione delle Isole. Poi l’amicizia: a Calabrese andò riconoscimento di Stato.

 

«Gheddafi è un personaggio tutto diverso da quello che viene descritto in questi giorni. È una persona equilibrata, non è un pazzo». Lo afferma Giuseppe Calabrese, sindaco delle Isole Tremiti, che da anni attende il leader libico per una visita istituzionale. Adesso l’arrivo di Gheddafi alle Isole Tremiti è stato rimandato. E, forse, a questo punto, non si terrà mai.
L’«ANNESSIONE» – Nel 1987 il «Colonnello» dichiarò che le Tremiti appartenevano alla Libia e che sulle Diomedee vivevano i discendenti del suo popolo. Questo perché nel 1911, durante il colonialismo, dopo alcune violente proteste scoppiate contro gli italiani nell’oasi di Shara Shatt, 1367 libici furono deportati nelle carceri delle Tremiti a bordo di tre piroscafi. Poi nell’ottobre del 2008 un gruppo di abitanti volontari si sottopose al test del Dna per scovare geni libici e risolvere scientificamente l’antica questione.
L’AMICIZIA – Nonostante l’esito del test fosse risultato negativo, tra la Libia le Tremiti, tra Gheddafi e Calabrese, è rimasto un legame d’amicizia. Il primo cittadino ha incontrato il leader libico ben quattro volte, ricevendo a Tripoli anche l’«Al Fatha», una onorificenza che viene consegnata in «segno di stima e amicizia, a coloro che si sono attivati per riportare un clima di amicizia e di cordialità con il popolo libico», per aver costruire sull’isola di San Nicola un sacrario dove sono seppelliti i resti di 400 libici morti per un’epidemia di tifo dopo lo sbarco tra il 1911 e il 1912.
LA DIFESA DEL «COLONNELLO» – Anche durante questi giorni di sangue, Calabrese non ha cambiato idea e difende a spada tratta Gheddafi. «È un leader che è riuscito a governare diplomaticamente la sua nazione. Nei miei viaggi in Libia non ho mai incontrato malcontento tra la popolazione e disparità sociali. Non c’è informazione su quello che sta accadendo: c’è qualche immagine registrata dai telefonini, ma tutta questa gente in piazza io non la vedo». Comunque vada a finire il «Colonnello» potrà contare sull’appoggio di Calabrese. E, magari, potrebbe pensare alle Tremiti per un eventuale esilio. «Ma non ce ne sarà bisogno – conclude Calabrese – non cadrà».


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