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Gheddafi in esilio alle Isole Tremiti Sindaco: una bufala

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“Quella su Gheddafi è una bugia. Io non ho mai detto che il leader libico doveva essere assolto e che, eventualmente, poteva venire qui alle Tremiti. Figuriamoci se veniva da noi”. Il sindaco delle Isole Tremiti, Giuseppe Calabrese, nega che dietro le dimissioni di sette dei 12 consiglieri comunali ci siano le sue dichiarazioni pro-Gheddafi con le quali il primo cittadino, in un’intervista, avrebbe inviato il rais libico a raggiungere l’arcipelago delle Diomedee per il suo esilio. “Quello che è in gioco – spiega Calabrese – sono interessi privati di alcune persone interessate all’accaparramento di terreni per il Piano regolatore, altro che Gheddafi. Mi mandano via perchè io non ho voluto piegarmi alle loro richieste”.

Le dimissioni sono state depositate ieri nello studio di un notaio di Termoli (Campobasso) da quattro consiglieri di maggioranza e tre di minoranza e porteranno allo scioglimento dell’assise comunale guidata da Calabrese, che è amico di Gheddafi tanto da averlo incontrato, in passato, per quattro volte, tre delle quali in forma privata.

L’amicizia tra Calabrese e Gheddafi è nata soprattutto da quando il sindaco ha fatto costruire sull’isola di San Nicola un sacrario libico, inaugurato il 26 ottobre 2006, in cui sono seppelliti i resti di circa 400 libici morti lì per un’epidemia di tifo petecchiale dopo lo sbarco tra il 1911 e il 1912. “Io – sottolinea Calabrese – non sono uomo di compromessi. In 20 anni di politica non ho mai pensato di cedere a compromessi e di fare i miei interessi. Sono deluso e disgustato per quanto accaduto”.

“Come è nata la bufera attorno a Gheddafi? Un giornalista – spiega – mi ha chiesto un parere sul leader libico e io gli ho detto che prima di giudicarlo bisognava avere gli elementi giusti per poter capire come stanno le cose in Libia. Poi, il giorno dopo, è uscito un titolo stupido che ha fatto capire tutta un’altra cosa. La verità è che hanno utilizzato questa vicenda per mandarmi a casa per fare i fatti propri”.

“Comunque – conclude – a questo punto è meglio che si vada tutti a casa. Io continuerò a fare politica, lo faccio perchè mi piace risolvere i problemi della gente, non per arricchimento personale. Spero che una classe politica nuova sappia e possa ben amministrare evitando di pensare solo ai propri interessi”.


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