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Inchiesta Sanità:Tedesco/ “Io chiesi, mi dimetto? Nichi disse: ragioniamoci”

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Ore 16,57 del 6 febbraio 2009. Un lancio Ansa di 18 righe: «Tangenti, indagato assessore salute regione Puglia». Il terremoto della sanità ha inizio proprio così, con quella notizia filtrata dal palazzo di giustizia che porterà, la sera stessa, alle dimissioni di Alberto Tedesco e alla nomina a suo successore di Tommaso Fiore. Una decisione lampo che Tedesco rivendica come propria, mentre Vendola avrebbe voluto prendere tempo. È interessante, istruttivo e anche rilevante – viste le attuali polemiche tra Vendola ed Emiliano su chi fece cosa a proposito dell’assessore alla sanità – leggere gli avvenimenti di quel 6 febbraio con le parole dei protagonisti. Il cellulare di Tedesco, infatti, era sotto intercettazione da più di un anno, dal 30 marzo del 2008, su richiesta del pm Digeronimo nell’ambito dell’indagine dei carabinieri nata dal giro politico-affaristico di Altamura. E alle 21,35, quando non è più assessore da quattro ore buone, Tedesco parla con il suo amico Vitangelo Dattoli, oggi come allora direttore generale del Policlinico.

«Niente, la vicenda è scoppiata, si è consumata in due tre ore praticamente. Io sono tornato da Roma, sono atterrato alle… E alle 5 è uscita quell’Ansa (…). Mi ha chiamato Nico Lorusso e me l’ha letta. Nico Lorusso sai chi è, l’addetto stampa di Vendola (…). Io ho detto: “Va bene, il presidente sta in presidenza? È stato informato?” Lui ha detto sì. “E allora dì al presidente che sto venendo”. E niente, sono andato. Sono andato, mentre andavo mi sono fatto rileggere l’Ansa che era di una gravità incredibile».

La «gravità», secondo Tedesco, era che la notizia «lanciata in quelle circostanze, con quel clamore e con quel taglio» era «finalizzata a menare ad ammazzare non me, ma Vendola». «E quindi?», gli chiede Dattoli. «Mi sono preso un quarto d’ora di tempo per ragionarci. (…) Dopodiché sono andato, l’ho visto molto turbato, molto provato. Gli ho detto “Senti scusa io ti voglio dare una soluzione perché mi pare l’unica plausibile perché qualunque cosa ci sia dietro a questa cosa possa in qualche modo togliere te e la giunta e soprattutto il personaggio che interpreti da queste vicende”. Per cui, ho detto, “non solo io mi dimetto irrevocabilmente, ma tu mi devi sostituire stasera!”. Lui è rimasto, devo dirti che è rimasto molto colpito, scioccato di più di come stava quando l’ho trovato. Poi mi ha detto: “Ma non vogliamo pensarci?”. Ho detto: “A che dobbiamo pensare Nichi? A che cosa dobbiamo pensare? Questa è l’unica maniera che abbiamo perché domani mattina accanto ai titoli roboanti ci sia un altro titolo roboante di una scelta coraggiosa che è stata fatta dal governo…». È un calcolo: «Noi saremmo stati messi tutti su una graticola, poi sarei stato costretto a dimettermi sull’onda dell’opinione pubblica». «E Fiore glielo hai suggerito tu?», è la legittima curiosità di Dattoli. «Lui ha detto: “Con chi pensi che io ti debba sostituire?”, Ed io gli ho detto: “Con chi stai pensando tu”. E si è messo a ridere».

Tedesco parla di accuse infamanti («Associazione a delinquere di stampo mafioso… Che dovevano dire che avevo violentato un bambino?»), intravede il complotto («Alle cinque, in maniera da consentire la diffusione nei telegiornali della sera, è stata fatta bene la cosa!».

Tre giorni dopo l’ex assessore chiede notizie al presidente Vendola: «Io ho raccolto quello che dicono i giornalisti, cioè… Che domani ci sono gli avvisi di comparizione. E… le notizie mie sono i direttori generali… O mamma! E Mimmo Colasanto… Rocco Canosa, di nuovo Lonardelli e… Ci sono molte intercettazioni, molte tue in cui tu parli male di Lea». Vendola teme «che se comincia lo stillicidio delle intercettazioni cioè se comincia una telenovela, una intercettazione al giorno, una mezza accusa al giorno questo ci può sommergere».

Passano cinque mesi. Il 9 luglio davanti al pm Digeronimo si siede Lea Cosentino. Parla, anche lei, del problema di Tedesco. «Lo stesso presidente mi ha detto: “Io ci ho messo quattro anni, la mia faccia per difendere Tedesco, e poi alla fine questi sono i risultati”. In realtà loro hanno fatto una sorta di accordo politico, una sorta di patto di ferro per difendere Tedesco a tutti i costi, a tutti i costi veramente, anche se poteva costare questa storia un annientamento quanto meno psicologico di qualcun altro. In questo caso mio». La Cosentino per qualche settimana è stata in predicato di prendere il posto di assessore regionale. E riferisce le parole usate da Michele Emiliano per dissuaderla: «Non ti conviene perché si scateneranno i sistemi…».
Massimiliano Scagliarini


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