The news is by your side.

Lo stato di guerra

10

Riceviamo e pubblichiamo.

 

Nella “risoluzione della società di natura nella società dei rapporti economici l’economia funge da struttura e la politica da sovrastruttura”. La storia urbanistica di Vieste ha cambiato i valori della politica, ha fatto nascere un nuovo modello politico, dove il raggiungimento dei fini, funzione propria della politica, è stato sostituito dalla massimizzazione del valore economico dell’esperienza politica, dell’aspettativa di fare politica, dell’espressione del voto e della decisione di non votare. La storia economica di Vieste e il benessere di tanti politici, di destra e di sinistra, hanno influenzato il modo di pensare la politica. In un contesto dove la valutazione economicistica dell’agire umano condiziona il modo di pensare, il contributo a favore di un progetto politico, dentro o fuori una lista civica, è sempre più funzione di aspettative e promesse per se stessi o per i propri figli. La scelta tra il voto e il non voto degli architetti e degli ingegneri delle vie dell’emigrazione della futura generazione, dei professori dell’ignoranza, dei professionisti della fuga dalle responsabilità, al di là dell’onestà delle poche scelte personali, è funzione dell’esistenza o meno di un ritorno economico. L’aggregazione politica si regge sulle relazioni economiche. In questo contesto, la competizione elettorale ricorda lo stato di natura di Hobbes, che è uno stato di guerra, di una guerra di tutti contro tutti. Per raggiungere il profitto. Una guerra che prevede vittime e trofei. Una guerra che sarà combattuta tra chi prevede di mettere le mani sul trofeo di guerra. Una guerra, però, che non appartiene a tutti, con reciproca soddisfazione delle parti belligeranti, sempre più impegnate nel dividere gli avversari mercenari della politica dai volti presentabili di un’altra politica e contenti di non avere avversari forti dell’onestà delle idee e delle competenze.
          Molti sono convinti dell’automatismo tra il senso civico e la politica. Ringrazio il Vice Sindaco del Comune di Vieste Saverio Prencipe per il tentativo di coinvolgermi nella lista della dottoressa Ersilia Nobile. Il rifiuto è motivato dalla mancanza di stima per l’azione politica di quest’Amministrazione Comunale, pur riconoscendone l’assoluta onestà del Sindaco e dei componenti della Giunta Comunale, le competenze dell’assessore Raffaele Zaffarano e i punti di forza che saranno presumo valorizzati nella campagna elettorale. Ringrazio l’Onorevole Spiana Diana, meno quando mi fa rientrare a casa alle 02.00 di notte, dell’offerta di dare un contributo al suo progetto politico. La serenità occupazionale del sottoscritto, questo vale anche per Saverio, è la logica premessa per dare il mio contributo politico al benessere della comunità (e non una condizione). Non è disimpegno, mancanza di coraggio (vorrei vedere dopo tutto quello che ho scritto) o una scusa. Sarebbe irrazionale non pensare a se stessi, al di fuori della politica. Conseguentemente, mutuando uno slogan televisivo, ringrazio, rinuncio e vado avanti.  
          Riportiamo al centro del mirino la sinistra di Vieste. Eternamente blindati nei verdi giardini del potere, protetti dalla fame popolare, sono incapaci di ascoltare la voce rinnovatrice del popolo di sinistra. L’amico professore Michele Eugenio Di Carlo, lacerato da furibonde contraddizioni interne, clandestino politico lontano dalle elezioni e punto di forza del Pd alla vigilia delle amministrative, descriveva la sinistra nel maggio del 2010 con queste parole: " I partiti, ormai ridotti ad un gruppo di amici inesperti, possessori di pacchetti di tessere , maestri del nulla e predicatori dell’effimero, hanno escluso i portatori di politica autentica, esclusi dalla reale partecipazione, impossibilitati a portare avanti la propria proposta, sfiancati da lunghe e accese discussioni senza senso, ospiti mal sopportati, vox clamantis in deserto, che vanamente hanno lamentato la disattenzione totale verso la difesa e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale materiale ed immateriale, tacito assenso alle infauste logiche dello sviluppo mancato attraverso la cementificazione". Il fenomeno Mauro Clemente ha convinto il politologo Ilvo Diamanti a comprare casa a Vieste.  Dopo l’elezione a maggioranza a segretario del Pd avvenuta nel 2008, Clemente nella primavera del 2010 riceve dal Coordinamento del Circolo cittadino di Vieste del Pd all’unanimità il “mandato per costruire una coalizione fondata sulle forze storiche del centrosinistra e sulla società civile”. Il 13 dicembre 2010 Mauro Clemente comunica le dimissioni da segretario del Pd gettando nell’umiliazione il partito di Bersani. Chi ha sbagliato? Al di là dell’attuale voglia smaniosa di dare un contributo allo sviluppo della città da parte del ridimensionato Mauro Clemente, in vacanza programmata nel Lido della Vittoria della Libertà, espressione di un’assoluta estraneità alla cultura del Partito Democratico, il Coordinamento del Circolo cittadino di Vieste, drogato dalle alchimie regionali e provinciali, senz’esito, avrebbe dovuto, per rispetto del Pd, dimettersi in blocco. Serracchiani, in un notevole intervento all’Assemblea nazionale dei circoli del Pd, 21 marzo 2009, ha affermato: “La verità è che in questi pochi mesi di vita del Partito Democratico, almeno io ho avuto la netta impressione che l’appartenenza al nuovo partito fosse sentita molto di più dalla base che dai dirigenti”. Non può passare inosservato un disastro (pilotato) di queste dimensioni. Il Partito Democratico, anche di un paese piccolo come Vieste, “non merita dirigenti inadeguati”. Sbagliare in blocco, all’unanimità, è gravissimo. Mauro Clemente era addirittura nella segreteria provinciale e responsabile del dipartimento Turismo. Esca fuori dal Partito Democratico chi ha sbagliato nella valutazione delle presunte qualità democratiche del funambolo Mauro Clemente, una volta segretario del Pd di Vieste e oggi avversario politico della coalizione (a perdere) della sinistra.

Lazzaro Santoro     
 


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright