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La Regione firma l’ordine/ “Diciotto ospedali chiudono”

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Dal 14 marzo chiudono 18 ospedali pugliesi: il piano di rientro dal deficit sanitario sta per entrare in corsia. Al Policlinico soppressi 16 tra reparti ospedalieri e cliniche universitarie. Ieri. l´assessore alla Salute Tommaso Fiore ha firmato la circolare che detta i tempi di chiusura di ospedali e reparti

 

Il piano di rientro dal deficit sanitario sta per entrare in corsia. Dopo le polemiche e le intese, le firme e le leggi, nelle aziende sanitarie e ospedaliere e negli istituti pubblici di ricerca, è arrivata la circolare dell’assessorato alle Politiche della salute che detta i tempi di chiusura di ospedali e reparti. Due le scadenze. La più importante è il 14 marzo: entro quella data i manager devono "predisporre e adottare gli atti deliberativi relativi alla chiusura degli ospedali e delle unità operative come previsto dal piano di rientro e come concordato con la cabina di regia in sede di analisi delle road map delle singole aziende". Un’altra data, più recente, è quella del 7 marzo: entro lunedì prossimo i manager devono "predisporre l’atto deliberativo relativo alla rideterminazione della dotazione organica". Sul personale, l’assessorato è generoso di dettagli: ricorda che l’atto "deve comprendere un piano dettagliato di rientro della spesa per il personale" e "va precisato che la nuova dotazione organica deve prevedere una spesa non superiore a quella sostenuta per il personale in servizio" fino alla fine di febbraio. Nulla che i capi del personale e gli stessi direttori non sapessero già. Gli uffici avevano già provveduto a convocare gli uni e gli altri lunedì scorso per concordare i primi passi per applicare il piano da "lacrime e sangue" e percorrere la lunga strada che porterà la Puglia ad incassare mezzo miliardo di euro. L’operazione, ora, è imminente e parte, rispetto alla tempistica definita in estate, anche in ritardo perché chiusure e soppressioni andavano fatte a fine 2010, se non ci fossero stati gli "approfondimenti" ministeriali sulle internalizzazioni che hanno permesso di firmare quel piano solo a fine novembre. Gli ospedali da chiudere, si sa, sono 18: quelli di Ruvo di Puglia, Bitonto e Santeramo nel Barese, Minervino Murge e Spinazzola nella Sesta Provincia, Cisternino e Ceglie nel Brindisino, Monte Sant’Angelo, Torremaggiore e San Marco in Lamis nel Foggiano, Gagliano del Capo, Maglie, Poggiardo nel Leccese, Massafra e Mottolo nel Tarantino. A Noci e Rutigliano già sanno che le strutture ospedaliere diventeranno centri di riabilitazione. Mentre la Asl di Bari ha già fatto sapere che il destino è segnato anche per Grumo Appula e Gioia del Colle. Mano pesante dei manager anche nelle strutture che conserveranno lo status di ospedali ma si vedranno decimare i reparti. Le unità operative con posti letto che dovranno chiudere sono 40. Il più impegnato dei manager sarà quello del Policlinico, Vitangelo Dattoli che dovrà chiudere 16 tra reparti ospedalieri e cliniche universitarie, compresi quelli già chiusi per ferie in estate e non più riaperti. Sospeso, invece, rimane il futuro degli ospedali da chiudere. La circolare che detta gli "adempimenti riferiti al piano di rientro" è partita martedì, proprio mentre il consiglio regionale avrebbe dovuto discutere la legge presentata dal partito democratico per garantire la contemporaneità tra la chiusura degli ospedali e l’attivazione di day service (chirurgia senza posti-letto) e residenze sanitarie. L’approvazione della legge è stata rinviata al 15 marzo: "Serve approfondire alcuni aspetti per evitare che venga poi impugnata dal governo", ha detto l’assessore alle politiche della salute, Tommaso Fiore al termine della seduta del consiglio regionale.

Piero Ricci
 


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