The news is by your side.

Tedesco: “Vendola ne sapeva quanto me. Anzi, a volte ero io a seguire i suoi indirizzi”

19

 “Sulla gestione ed il governo della Sanità, Vendola sapeva esattamente quanto ne sapevo io. Non poteva non conoscere quanto accadeva nel governo del settore più rilevante della regione e che assorbe il 75% del bilancio”.  L’audizione del senatore Alberto Tedesco (ex-Pd ed ex- assessore alla sanità della Regione Puglia) tenutasi ieri al Senato dinanzi alla Giunta delle immunità che dovrà decidere sulla richiesta di autorizzazione all’arresto da parte dei magistrati baresi non è “solo” decisiva per la sorte personale di Tedesco: è di vitale importanza per le sorti politiche di Nichi Vendola. E che arrivi nel momento in cui l’attuale assessore regionale alla Sanità pugliese, Fiore, annuncia con chiarezza che se non si mettono i conti in ordine come richiesto da Roma l’unica via è quella del fallimento gestionale e di un conseguente commissariamento, appare proprio come una tempesta perfetta che investe Nichi. Colpi e rovesci da tutti i lati: così possenti da dover tenere la guardia alzata senza possibilità alcuna di abbassarla, pena l’affondamento di ogni velleità politica ai massimi livelli. Curiosamente Tedesco si appella allo stesso principio usato per accusare Berlusconi nei suoi tanti processi: non poteva non sapere, anzi. “Io avevo chiesto di fare il presidente del Consiglio regionale, un posto richiesto anche da un’altra forza politica, che ha prevalso. Allora Vendola mi chiese di fare l’assessore alla Sanità”. La difesa di Tedesco inevitabilmente diventa un atto di accusa nei confronti degli altri, specie quando ribadisce:” Vendola era a conoscenza delle politiche di intervento nel settore della sanità e le condivideva con me. Anzi, a volte ero io che seguivo i suoi indirizzi”. Indirizzi nel senso di ordini e indicazioni: quali erano e chi e che cosa riguardavano? Su queste parole, a nostro modesto avviso, andrebbe fatta chiarezza: per dissipare dubbi e responsabilità. Tedesco farebbe bene a farla e Vendola a chiederla. I magistrati sicuramente a pretenderla.“ Mi sento un perseguitato- dice ancora Tedesco- il fatto che in tre anni non sia mai stato interrogato e la perquisizione nella mia abitazione per cercare un appunto già in mano alla Procura di Bari, hanno originato un clamore mediatico che mi ha danneggiato”. Il ragionamento, specie visto da parte di chi è oggetto di un’indagine, fila: ma la domanda che si impone non riguarda Tedesco. O, per meglio dire, non riguarda solo lui: posto che sia fondato quel fumus persecutionis segnalato dal senatore, è certo che la persecuzione sia diretta a lui, o il clamore mediatico dalla tempestica perfetta visto che arriva proprio ora, è destinato invece a bruciare la candidatura vendoliana?


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright