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“Caro Nicola D’Altilia smettila di mielare parole che fanno venire solo rabbia…”

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Riceviamo e pubblichiamo

 

mi fa piacere che in questo periodo di impellente necessità elettorale, tu abbia finalmente raccolto lo scontento dei viestani. Sono anni che avviene l’ingiustizia che tu hai descritto. Siamo stati schiavizzati da sempre, noi di Vieste. Per un po’ sembrava che le cose funzionassaro. Fino  a quando non sono arrivati i primi immigrati. A quel punto c’è stata la corsa ai nuovi poveri, convinti che noi viestani navigassimo nell’oro. E da allora questa corsa non è più terminata. Questo ha prodotto una ingiustizia ancora più profonda. Però non ci chiedere di lottare fianco a fianco contro un padrone ingordo. Noi siamo di Vieste e questa è la nostra patria. Qui viviamo e qui vogliamo lavorare. Smettila, tu e i tuoi compagni di mielare parole che fanno venire solo rabbia. Parlando così i giornalisti hanno attirato orde di immigrati da tutto il mondo. La giustizia e la carità sono due elementi fondamentali nella vita di ogni nazione, ma non bisogna confonderle. Come fanno persone come te. Giusto è che un uomo lavori e sostenga la famiglia. Ingiusto è che a farlo siano solo gli stranieri per i quali sai benissimo un nostro stipendio equivale a tre o quattro del loro paese originario. Si loro hanno lasciato la loro patria. Però non è solo come pensi tu. Molti uomini e donne vengono in Italia per comprarsi magari la casa sul Mar Nero e affittarla ai turisti. Oppure rinnovare casa, o l’auto. Unite miele all’amaro e confondete il tutto. Di una cosa però ti do il merito. E’ quella riguardante certi datori di lavoro che impiegano due o tre stranieri al costo di un italiano. Questo è umiliante per ogni essere umano. Diventare merce umana. Come al supermercato due al prezzo di uno e via di seguito. Continua a denunciare, ed io lo farò con te.

Giuseppina Quitadamo


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