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Solidarietà a l’Attacco, “santorismi” a parte

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La Redazione di Onda Radio/ “Un fatto che suscita non pochi interrogativi negli addetti alla fabbrica delle notizie”.

 

Era solo lunedì scorso –segno premonitore- quando ci siamo ritrovati attorno ad un tavolo della redazione del quotidiano L’Attacco per discutere senza veli e senza ipocrisie di informazione e comunicazione e si era alla vigilia dell’onda emotiva dettata dal caso dell’aggressione subita dal giornalista Michele Iula ad opera dell’Amministratore di Sanità Service Antonio Di Biase. Uno di quei casi che, al di là delle prese di posizione corporativistiche e non, suscita non pochi interrogativi negli addetti alla fabbrica delle notizie di ogni ordine, grado e ruolo. Interrogativi di stampo esistenziale, della serie: che significa informare oggi? Si possono disgiungere i concetti dell’ informare tempestivamente dall’informare responsabilmente? di quale male oscuro soffrono informati ed informatori in una realtà esposta a saturazione da bombardamento di notizie, edotta dal semplice susseguirsi di lanci di agenzie senza attendere qualche dritta da editoriali di approfondimento? L’informazione è contropotere spietato e senza scrupoli o guardiana responsabile del nostro vivere civile, della nostra maturità democratica investita e premiata da schiere di cittadini/utenti fruitori? C’è tutta questa posta in gioco nel caso Iula, ma c’è anche, molto altro ancora. Ad esempio la rivolta, auspicabile di respiro nordafricano, delle operose testate di informazione locale che sono stanche di pagare il pizzo ad uno ius informandi impregnato di santorismo dilagante. Quel giornalismo a tesi preordinata che più che cimentarsi come dovrebbe nel dare la notizia e nell’approfondirla su canoni di obiettività britannica, si cimenta in un comunicare inteso come operazione di marketing. Un’operazione nella quale non si risponde alla domanda cosa racconto ai telespettatori? bensì cosa piace che i telespettatori si sentano raccontare?  Ed è proprio qui che spesso si gioca l’equivoco, leggasi dramma, di cui anche Iula ha pagato pegno nel caso che lo ha riguardato. L’equivoco che è costretto a patire chi, come gli Iula, operano nell’informazione locale, figlio di una distorsione dell’onere di informare demandato ai media locali. Anche nei nostri orizzonti più ristretti ognuno si aspetta ormai da qualsivoglia testata giornalistica che gli si rappresenti una realtà non per quella che è, bensì per quella che gli piace, che rafforzi ancor di più i propri convincimenti, anche se gli stessi maturano solo attraverso l’esposizione a schegge di fatti e rappresentazioni parziali poco inclini a piegarsi alla logica di una vera e propria rappresentazione fattuale. Ecco perché la reazione, seppur inammissibile ed ingiustificabile di Di Biase, fa capolino anche alle nostre latitudini e rischia di non restare un caso unico. Perché di Di Biase che giustifichino solo l’articolista de L’Attacco quando gli racconta solo quello che più gli piace o che gli fa più comodo (fate voi) è sempre più pieno il mondo, esposto com’è alle radiazioni del giornalismo a tesi preconcetta predicato dai guru di santoriana estrazione e glorificazione. E quando, come nel caso coraggioso di Iula, la sonata è dissonante volano pugni e schiaffi, come ai tempi di certa voglia di censura. Allora vogliamo dirla tutta? E’ ora che dall’operoso microcosmo della stampa locale, nido di quel giornalismo d’inchiesta che non si ammanta di cachet milionari e che si fa le ossa nell’inchiesta scomoda, graffiante e senza veli dello stare in mezzo all’accaduto alzi la voce e rivendichi garanzie e tutele reali della propria incolumità e della propria professionalità, affrancandosi dal tutoraggio del santorismo dilagante che solo apparentemente ci fa sentire di essere più liberi, ma in realtà ci convince solo di esserne convinti. Nulla di più lontano dalla realtà. Dei fatti.

La Redazione di OndaRadio
Antonio Troia
Carmine Azzarone
Sandro Siena
Saverio Serlenga
ninì delli Santi


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