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Trivelle, sì alle Tremiti e in Sicilia. Prestigiacomo: “Vi spiego perché”

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Legambiente definisce “una follia” le esplorazioni in Adriatico. Il ministro dell’Ambiente: “rispettati i parametri della legge”.

 

Tranquilli, rassicura Stefania Prestigiacomo, l’ecosistema che gravita intorno alle isole Tremiti non è a rischio. La ricerca del petrolio nei fondali marini è stato autorizzato alla società irlandese Petroceltic Elsa perché l’area è distante sia dalla costa che dalle Diomedee. Non si tratta più, infatti, di trivellare a 12 chilometri dalle Tremiti e a 11 da Puglia e Molise , ma molto più in là, come prescrive la legge, il decreto 128 approvato l’anno scorso. Questa la risposta ufficiale alle proteste che in questi giorno sono seguite all’annuncio del via libera concesso dal ministero dell’Ambiente, il cui ufficio stampa chiarisce anche che «si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte». Come dire: non ci sono due pesi e due misure tra Puglia e Trinacria. Il via libera alle trivellazioni nell’Adriatico è stato dato in conformità all’articolo 3 del decreto, definito da Prestigiacomo il «più restrittivo che esiste in Europa e forse nel mondo», perché in base alla normativa <le acque fino a 5 miglia dalle coste italiane e fino a 12 miglia “dal limite esterno” delle aree marine protette e di tutte le altre zone sottoposte a tutela, sono “off limits” per le trivellazioni e per le ricerche di idrocarburi. Prima di questa nuova normativa tale limite non esisteva». E 5 miglia equivalgono a circa 10 chilometri e 12 miglia a circa 24 chilometri, cioè aree doppiamente lontane rispetto all’ipotesi dello scorso anno. Ma questa precisazione non è sufficiente a convincere Nichi Vendola, il quale ha annunciato di avere in mano strumenti giuridici per opporsi alle trivellazioni. Né le osservazioni del ministero sul decreto che «punta a tutelare i nostri gioielli naturalistici e l’equilibrio delicato e prezioso di un’ mare chiuso come il Mediterraneo» hanno convinto Legambiente. L’associazione, infatti, definisce «una follia» la trivellazione, ma è evidente che ciò non basterà a far recedere il ministero che precisa: «il permesso per le affività di ricerca della Petroceltic Elsa a largo delle coste molisane e abruzzesi (l’area interessata è, per avere un’idea, all’altezza di Pescara) è stato concesso in quanto l’area si trova oltre le 12, miglia dal limite esterno delle zone protette del litorale e delle isole. Avendo la richiesta ottemperato a tutte le condizioni imposte dalla legge – che hanno impedito da un anno a questa parte, il rilascio di molti permessi di ricerca che ricadevano entro le forche caudine della nuova normativa – gli organismi ministeriali non potevano che concedere il permesso». E si conclude: «Sono state peraltro imposte delle tassative prescrizioni che prevedono oltre a tutte le misure di prevenzione e mitigazione previste a livello internazionale e le procedure elaborate dalla “Joint Nature Conservation Committee” JNCC), anche specifichi obblighi relativi alla protezione dei cetacei fra cui la presenza di osservatori indipendenti a bordo delle navi e il bloccò di ogni attività in caso di segnalazione di cetacei in zona. E’ inoltre chiaro che si tratta solo di un permesso di ricerca tramite “air gun” e che ogni eventuale ulteriore attività dovrà essere sottoposta a nuova valutazione di impatto ambientale». Cioè, per ora si trivella e basta, poi si vedrà. Legambiente, con il responsabile Aree protette, Antonio Nicoletti, insiste e si chiede: vale la pena mettere a rischio l’ecosistema per estrarre petrolio che, bene che vada, «consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi?» Lo scorso anno, in difesa delle Tremiti si mobilitarono accanto ai cittadini, tutte le istituzioni, di destra e sinistra ora cosa accadrà?

Su facebook si protesta e si organizza la resistenza
Un gruppo su facebook per dire no alle trivellazioni nelle acque del mare delle Isole Tremiti. Si chiama «Rete di associazioni contro le trivellazioni petrolifere» e il numero di iscritti aumenta costantemente dì ora in ora. Si tratta del canale ufficiale (tra gli altri già esistenti), che gli organizzatori della protesta hanno scelto per inviare comunicati alla cittadinanza. Raffaele Vigilante, responsabile della rete «Gargano Libero», è uno di questi. «Ci riuniamo giovedì alle 17- racconta per decidere la forma di protesta migliore. Ma è probabile che si faccia una manifestazione a giorni». 


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