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Estorsioni: otto arresti a Vieste nell’operazione “Medioevo” (2)

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Taglieggiavano con violenza inaudita gli imprenditori turistici di Vieste. E’ quanto accertato dai carabinieri di Vieste e Vico del Gargano che all’alba di questa mattina hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un presunto clan che, secondo gli inquirenti, operava a Vieste creando un vero e proprio clima di tensione. Tra gli arrestati anche il presunto boss Angelo Notarangelo ritenuto a capo del gruppo che si dedicava alle estorsioni nel centro garganico. Gli altri arrestati sono Domenico Colangelo di 33 anni, Giuseppe Germinelli di 44, Giambattista Notarangelo di 39, Marco Raduano di 38, Giampiero Vescera di 22 e Michele Di Simio di 20 anni. Ha ottenuto l’obbligo di dimora, Libero Antonio Azzarone di 22 anni. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di detenzione e produzione di sostanze stupefacenti, ricettazione ed estorsione, reati aggravati dalle modalità mafiose. Dal 2008 – secondo quanto spiegato dal procuratore della Dda di Bari Antonio Laudati – il gruppo si era contraddistinto per una escalation di delinquenziale che aveva prodotto circa un centinaio di attentati dinamitardi e incendiari anche ferimenti. L’ultimo episodio estorsivo-intimidatorio si è verificato nel febbraio scorso quando è andato completamente incenerito dalla fiamme una delle strutture turistiche più prestigiose della zona, il ristorante-lido Scialì. In questo caso, gli inquirenti, non escludono che la scelta di colpire la struttura non sia dovuta solo a una semplice richiesta estorsiva, ma anche al fatto che il proprietario gestore aveva deciso di aderire all’associazione Antiracket. L’operazione è stata definita "Medioevo" proprio per indicare che sul Promontorio è davvero finito un periodo di oscurantismo dove il clan Notarangelo, per anni, ha taglieggiato con violenza inaudita gli imprenditori. Una violenza a cui si sono ribellati nel dicembre del 2009 alcune vittime dell’estorsione, stanche di subire continue vessazioni, minacce e atti intimidatori da parte degli affiliati al gruppo locale. Da qui l’indagine dell’Antimafia di Bari, che ha portato oggi allo smantellamento di una delle più pericolose cellule mafiose insediatasi sul territorio del Gargano.


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