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Soldi pubblici per le aziende Libergolis

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L’esponente del clan del Gargano aveva ottenuto contributi comunitari per le colture agricole.

 

Faceva l’imprenditore anche da detenuto: accusato di mafia e rinchiuso nel carcere di Agrigento ma Armando Libergolis, esponente di spicco della criminalità garganica chiedeva contributi comunitari per colture agricole. Una truffa che ha fruttato, dal 2005 al 2008 – seconde le indagini della Guardia di Finanza di Foggia – ben l26mila euro. In virtù di quanto detto i militari hanno eseguito un sequestro di beni immobili di sua proprietà per circa 170 mila euro. Armando Libergolis 36enne, fratello di Franco, super latitante arrestato lo scorso 26 settembre dopo due anni di fuga, deve scontare una pena di 27 anni di reclusione per mafia, estorsioni ed armi. La frode è stata realizzata grazie presentazione all’agenzia per le erogazioni in agricoltura, l’Agea, di documentazione falsa. A “spalleggiarlo” nella truffa il suo procuratore, ovvero la moglie, che nella richiesta per accedere ai fondi comunitari ometteva che il 36enne era in possesso del cosiddetto “requisito morale”, cioè non specificava che il richiedente, il marito appunto, era detenuto. I due coniugi sono stati
denunciati per falso e truffa aggravata. Successivamente i finanzieri hanno provveduto a sequestrare ai Libergolis due appartamenti a Monte Sant’Angelo, la quota di un appartamento sempre a Monte, 7 quote di locali e box, due fabbricati rurali situati nelle campagne garganiche e 90 particelle di terreni adibiti a seminativo, per un importo complessivo di 170 mila euro. Inoltre le fiamme gialle
hanno avviato accertamenti anche nei confronti di alcuni esponenti di patronati che hanno istruito le pratiche Libergolis. Nel corso della conferenza stampa gli uomini delle fiamme gialle hanno tra le altre cose precisato che ogni qualvolta il patrimonio di un mafioso subisce una variazione minima di 10mila euro, questa deve essere, per legge, comunicata al Nucleo di Polizia Tributaria. 


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