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Istat/ Allarme povertà e lavoro Puglia in fondo alla classifica

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Istruzione, aiuti statali e rischio di povertà. Dal "Rapporto annuale sulla situazione del Paese 2010" i dati peggiori vengono dal Mezzogiorno.

 

Povertà, università e scuola. Questi i principali temi sviluppati dall’Istat nel “Rapporto annuale sulla situazione  del Paese 2010”, diffuso oggi. Un quadro, quello che emerge dal Rapporto, che vede l’Italia sempre più fanalino di coda in Europa rispetto a disoccupazione, rischio di povertà e istruzione. Particolarmente delicata a riguardo è la situazione nel meridione, dove i dati risultano essere i peggiori. Sulla povertà i rilevamenti sono stati effettuati sulla base di tre parametri: persone a rischio povertà dopo i trasferimenti sociali; persone in situazione di grave deprivazione materiale e le persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa. Nel secondo parametro è la Puglia ad aver fatto registrare il dato peggiore: 10,7 per cento contro una media nazionale del 7. Ma il meridione esce malridotto dal confronto col resto del paese anche sugli aiuti: se nel nord-est le famiglie sostenute nel 2009 sono state il 32, 2 per cento, al sud la percentuale si abbassa al 26,1. Questo nonostante in regioni come Puglia, Calabria e Basilicata i bisogni di assistenza siano ben superiori a quelli del settentrione.

Proseguendo sul fronte del lavoro, contro il dato positivo sulla disoccupazione (532 mila unità in meno nel biennio 2009-2010) l’Istat rileva come più della metà degli italiani in cerca di un impiego siano residenti al Sud. Nel Mezzogiorno meno di tre giovani su dieci hanno un lavoro (uno ogni due al nord). Analisi che inevitabilmente si allaccia alla situazione nelle scuole: in Sicilia, ad esempio, due ragazzi su dieci tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato gli studi senza conseguire un titolo superiore. Percentuali elevate anche in Puglia e Campania (23 per cento), contro il 12% registrati nella provincia autonoma di Trento e in Friuli Venezia Giulia. In ambito universitario, e in particolare nel numero di immatricolazioni, in Italia pesa una diffusa situazione di peggioramento: nelle classifiche internazionali, infatti, i nostri atenei risultano soltanto fra i primi 200 posti. Secondo la Strategia Europa 2020 il 40% dei 30-40enni deve avere un’istruzione universitaria o equivalente. Da noi, invece, la percentuale di laureati si attesta sul 19,8%, in linea con la tendenza degli ultimi sei anni. Ma anche qui le differenze territoriali sono marcate. E ancora una volta i dati peggiori sono quelli di Campania, Sicilia e Puglia.


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