The news is by your side.

Turismo/ LA PUGLIA, IL DITO E LA LUNA

25

Riceviamo e pubblichiamo

 

Dieci anni. Tanto il tempo trascorso da quando avevamo sperato che una norma quadro, la n. 135 del 2001, avrebbe contribuito in misura determinante al rilancio del Turismo in Italia.
Nascevano allora Commissioni nazionali e Sistemi Turistici Locali, per una governance multilivello che – attraverso la delega alle Regioni – avrebbe dovuto assicurare efficacia, efficienza e coerenza al comparto economico più complesso e dinamico del “Sistema Paese”. Non solo perché l’Italia è una delle principali destinazioni mondiali, ma soprattutto perché – non dimentichiamolo – parliamo di un’economia che occupa un italiano su venti. Calcolato l’indotto (aziende fornitrici food e non food da un lato, spese dei turisti sul territorio dall’altro), l’incidenza supera abbondantemente il 20 per cento del PIL nazionale.
Un decennio di applicazione a macchia di leopardo ci riporta, come il famoso “Tenero Giacomo” della Settimana Enigmistica, al punto di partenza: dalle Pro Loco agli uffici di Accoglienza Turistica (IAT), dai Comuni alle Province, dal sistema delle Camere di Commercio alle Regioni, passando per la infinita rimodulazione dell’Enit e addirittura per la riesumazione del Ministero del Turismo. Tutti a fare promozione senza badare al mercato ed alle sue evoluzioni, senza scientificità di approccio, continuando imperterriti a lavorare sempre sull’offerta e mai sulla domanda. Proseguendo imperterriti ad attività di promozione del territorio legate al convincimento o all’opportunità del momento.
Il vuoto più grande, come sanno benissimo gli operatori, è nella commercializzazione: per quante risorse la Pubblica Amministrazione possa esperire e investire in fiere ed eventi, la sua mano si ferma alla sottoscrizione di un contratto. Dell’infinita serie di soggetti che avocano a sé le funzioni di promozione, non ve n’è uno soltanto che possieda la competenza di realizzare un “prodotto” e siglare accordi commerciali con Tour Operator o Agenzie di incoming.
In questo scenario, la Puglia del turismo, pur vivendo una stagione positiva, con un’immagine in grado di produrre trend che registrano aumenti di arrivi e presenze, sconta l’incapacità tutta italiana di vendersi e non può stare a guardare. Giunti a raccogliere il frutto di politiche che hanno saputo valorizzarne l’unicità, la natura, i colori, la cultura, la musica, la fantasia, ha saputo dipingere un immaginario di attese che invita a conoscerla, attraversarla e viverla. Ed è ora evidente sia necessario consolidare e stabilizzare l’economia del comparto, così da superare in modo definitivo alcune criticità, anche gravi, solo parzialmente riconducibili alla mano pubblica.
La risposta si chiama metodo. E il metodo è fatto di studio e di analisi scientifica: per abbandonare lo spontaneismo e per iniziare a lavorare sulla domanda, non più solo sull’offerta. Il metodo è fatto di pragmatismo e di logica: inutile continuare a promuovere ciò che non si vende (o non si può vendere perché non è nemmeno fruibile). Il metodo è fatto di integrazione, forte, fortissima, tra i fattori immateriali di questa Puglia immaginifica e desiderabile ed i suoi servizi a valore aggiunto. Il metodo è fatto, infine e soprattutto, di snellezza procedurale e di rapporti con i mercati, superando l’anacronistica dicotomia tra pubblico e privato.
Ritengo sia questa la sfida cui la neonata Pugliapromozione è attesa: supportare la visione che ha prodotto i risultati di questi anni con uno strumento operativo, capace di tradurre efficacemente la programmazione regionale, attrarre fondi europei, coordinare il sistema delle Autonomie Locali in materia di promozione evitando sprechi e sovrapposizioni, valorizzare l’accoglienza e l’ospitalità della gente di Puglia facendo perno sulla leva strategica della qualità. Soprattutto, avvicinare i mercati e impegnarli contrattualmente.
Sfogliando gli organi di informazione in questi giorni, si sarà notato come i primi passi della nuova Agenzia regionale siano stati accolti da una salva di polemiche, scaturite dalla nomina del suo direttore. Ed è inevitabile pensare sia come guardare il dito che indica la luna, anziché alzare lo sguardo verso il cielo. Visione e risultati non sono presi in considerazione. Nessuna attesa dichiarata oltre le poltrone. Incapacità di osservare come il pervenire di candidature da tutta Italia e persino dall’estero sia segno di un’attrazione che la Puglia esercita non soltanto sui viaggiatori, ma anche su chi desidera stabilirvisi per impegnarsi professionalmente. Insufficienza nell’ammettere che una nomina tecnica, sottratta alla politica, va proprio nella direzione di offrire concretezza e orientamento ai risultati, lasciando all’assessore e alla competente commissione consiliare i compiti di indirizzo e di vigilanza.
Come tecnico, e come voce fuori dal coro, saluto il mandato offerto a Giancarlo Piccirillo con solidale sostegno per le responsabilità che è chiamato ad assumere, con l’auspicio gli siano offerte le condizioni per garantire al comparto turistico gli stessi successi garantiti allo spettacolo pugliese.

Federico Massimo Ceschin


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright