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Turismo/ Tassa di soggiorno a Otranto scontro sul caro-vacanze

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L’amministrazione conta di incassare un milione di euro in pochi mesi da destinare al recupero di beni culturali e ambientali. Ma gli addetti temono le ricadute negative a stagione già iniziata

 

Da 1 luglio le vacanze ad Otranto potrebbero diventare più care. Tutta colpa della "tassa di soggiorno", che l’amministrazione di Luciano Cariddi vorrebbe istituire già dall’imminente stagione estiva. Per ora niente più che un’ipotesi abbozzata in un regolamento, elaborato sulla scorta delle indicazioni della legge sul federalismo municipale, che dà agli enti locali la possibilità di tassare i turisti, imponendo il pagamento di un obolo aggiuntivo rispetto al costo della vacanza, che le strutture alberghiere devono interamente devolvere alle amministrazioni. Un’idea che, evidentemente, piace al Comune della città dei martiri, dal quale, nei giorni scorsi, sono partite le missive all’indirizzo delle strutture ricettive, con le quali si chiede espressamente un sostegno economico per garantire maggiore qualità e efficienza nei servizi di accoglienza.

L’imposta, da uno a tre euro al giorno, assumerebbe la veste di "tassa di scopo", ovvero il ricavato servirebbe a finanziare interventi in materia di turismo. A conti fatti si tratterebbe di una cifra considerevole, visto il gran numero di vacanzieri che ogni estate fa tappa ad Otranto e considerato che dal pagamento sono esclusi solo i minori fino a dieci anni, chi pernotterà presso ostelli della gioventù, autisti ed accompagnatori di gruppi e chi visiterà il Salento nel periodo invernale. In tal modo, è stato calcolato, si potrebbe mettere insieme in pochi mesi almeno un milione di euro, utile per rimpinguare le casse comunali, mettendo da parte un discreto gruzzoletto da destinare al recupero dei beni culturali e ambientali.

E se il Comune sorride al pensiero di così facili guadagni, gli operatori turistici invece mugugnano. Perché la tassa imporrebbe loro di aumentare di almeno 7 euro a settimana il costo del soggiorno da far pagare ai villeggianti, arrivando, nei casi estremi, anche a 21 euro, e certo scatenerebbe le critiche di chi aveva scelto il Salento per la sua vacanza e i conti in tasca se li era già fatti. L’applicazione dell’imposta, sostengono gli addetti del settore, diventa ancora più problematica se fatta a stagione già iniziata, come sembra stia per accadere, dal momento che la maggior parte delle prenotazioni sono già state effettuate e per gli albergatori non sarà facile spiegare ai loro ospiti che il costo della vacanza è improvvisamente aumentato. Di questo e di altri problemi connessi al nuovo balzello, proprio gli operatori turistici in queste ore discutono animatamente con gli esponenti dell’amministrazione comunale, che in merito non ha ancora preso una decisione definitiva.

E se ad Otranto l’estate potrebbe essere più cara del previsto, a Lecce i prezzi sono invece rimasti invariati rispetto alle previsioni dei mesi scorsi. Ad aprile anche il Comune del capoluogo aveva ipotizzato di istituire la tassa di soggiorno, ma il fuoco di polemiche che ha accolto la proposta ha fatto subito cambiare idea agli amministratori. L’ipotesi era stata lanciata dall’assessore comunale al Bilancio Attilio Monosi, che avrebbe voluto creare "non un balzello per i turisti, ma una norma capace di produrre risorse per migliorare l’offerta turistica della città". Albergatori, ristoratori e associazioni di settore, però, non hanno apprezzato l’idea, confortati dal fatto che nella Capitale del Barocco l’imposta non sarebbe stata concepita come tassa di scopo e quindi non avrebbe portato utili destinati al miglioramento del settore turistico. L’eventualità è stata quindi accantonata e, appena ieri, il sindaco Paolo Perrone ha di nuovo rassicurato operatori e turisti: "Lecce non istituirà la tassa di soggiorno".

CHIARA SPAGNOLO


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