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Regione/ Manager Asl il Pd si spacca

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La politica non ha alcuna intenzione di restare fuori dalle nomine dei nuovi manager Asl, nonostante i moniti più volte lanciati da Nichi Vendola, deciso a varare il ricambio in almeno 4 Asl al suo rientro dagli Usa, la prossima settimana. E alle dimissioni improvvise annunciate dal manager Asl Pansini (cui a ruota, si teme, possano seguire gli altri) si accompagna la spaccatura del Pd, che da tempo ha ingaggiato una battaglia con il governatore per il ricambio dei vertici.

 

Il segretario Sergio Blasi è corso ai ripari, dopo che il presidente della commissione Sanità Dino Marino aveva invitato tutti gli altri manager a fare come Pansini, di fatto riproponendo l’azzeramento che i Democratici aveva caldeggiato mesi orsono, poi edulcorato nell’ordine del giorno ritirato in consiglio regionale. «Marino esprime valutazioni a puro titolo personale – attacca Blasi – la posizione del Pd è chiara, limpida e cristallina e di opaco c’è solo chi interviene a nome del partito e fuori dalla linea del partito». Nessun ripensamento sul ritiro dell’odg che proponeva il ricambio generazionale dei manager, spiega Blasi, perché è avvenuto a seguito del negoziato con l’assessore e dell’apertura di Tommaso Fiore in Aula sul rinnovamento e la discontinuità delle scelte richieste dal Pd. Ma il partito è a rischio spaccatura sulla vicenda, a giudicare dall’allarme lanciato dal deputato Gero Grassi. «La discontinuità non passa attraverso la decapitazione delle persone, chiedere la sostituzione di tutto il management – dice – significa eliminare tutto ciò che di positivo, fino ad oggi, è stato fatto». La bufera rischia di travolgere – avverte Grassi – il cerchio più debole della catena: i pazienti. «Non si può sempre cominciare da capo, non si può gettare alle ortiche ogni esperienza maturata: nessun servizio può essere garantito se la piramide di professionalità che tiene in piedi la sanità pugliese crolla».

«Il tira e molla sulle poltrone della sanità, oggetto di spartizioni e diatribe interne alla sinistra, è uno spettacolo indecoroso per i cittadini pugliesi – attacca il capogruppo Pdl Rocco Palese – che intanto pagano 340 milioni di euro di tasse all’anno proprio per i debiti nella sanità. Per questo diventa sempre più urgente che il presidente Vendola venga a riferire in consiglio regionale nella prima seduta utile». «Il fatto è che il governatore aveva assunto l’impegno di far uscire la politica dalle scelte in ambito sanitario – dice il segretario della Ppdt, Tato Greco – è una promessa tradita e neppure il tanto acclamato “nuovo corso” inaugurato lo scorso autunno con la formazione degli aspiranti manager è servito ad alcunché». «Le dimissioni di Pansini sono la punta di un iceberg – dice Ignazio Zullo (Pdl) – in un quadro di perenne conflittualità tra Vendola e il Pd. Se anche l’assessore Fiore dovesse abbandonare, sarebbe il collasso di un sistema nell’insipienza di un Presidente che è solo preoccupato delle primarie». C’è «un forte scontro di potere tra il governatore e il primo partito della maggioranza – dice il coordinatore regionale di Alternativa comunista, Michele Rizzi – il tutto mentre si uccide la sanità pubblica con il taglio di 18 ospedali. Terremo nelle prossime settimane in tutta la Puglia assemblee e comizi».


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