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In hotel sul Gargano non solo per il mare. Ecco un museo di tradizioni popolari

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Non sono le persone che fanno i viaggi; sono i viaggi che fanno le persone. Durante le prossime vacanze sul Gargano, una doverosa escursione a Monte Sant’Angelo al Museo di Arti e Tradizioni Popolari potrebbe far davvero conoscere l’essenza di questa fascinosa zona.

23/06/11 – Qualcuno diceva che non sono le persone che fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone. A patto, però, che il viaggio si elevi un po’ al di sopra dei motivi più superficiali che lo ispirano e lo guidano. A patto, dunque, che prenotando un hotel sul Gargano non si riduca questa terra fascinosa al primo aspetto che di lei si conosce.

Il Gargano è sempre più una meta per il suo mare d’un intenso blu, per le sue spiagge bianche cariche di promontori, insenature, golfi, grotte suggestive tra gli trabucchi dei pescatori e qualche faraglione qua e là.
Sempre più persone cercano villaggi turistici oppure hotel a Vieste animati dalle tradizionali aspettative di chi programma una vacanza al mare. Altri ancora al Gargano vanno per cercare le famose orchidee, dato che nel promontorio si può trovare il 70% dell’intero ammontare europeo; oppure milioni di persone ogni anno arrivano a San Giovanni Rotondo o Monte Sant’Angelo per seguire i famosi itinerari religiosi e spirituali.

Pochi ancora, purtroppo, vanno sul Gargano per conoscere davvero il Gargano. Per questo, probabilmente, sarebbe opportuna e meritoria un’escursione con visita al Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari del Gargano, che si trova in piazza San Francesco a Monte Sant’Angelo ed è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.00 in estate, fino alle 18 durante il resto dell’anno.

Il Museo è stato ideato e realizzato dal filologo Giovanni Tancredi per testimoniare il lavoro agricolo, la coltivazione dell’olivo, il lavoro dei carbonai, le tradizioni popolari, l’arte contadina, la religiosità e il culto di S. Michele. L’esposizione è fluida e fortemente narrativa e si concentra principalmente sul periodo del Novecento.

Il miglior modo per ridare un po’ di luce alle classi subalterne che del Gargano nel corso del tempo conobbero solo la parte più autentica e profonda e molto spesso la più dura.

Massimo Gregori
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