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Il piano di Aniello e Sdengo per prendersi il Foggia

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Zeman direttore generale e il figlio Karel in panchina. Progetto sfumato.

 

Lo sanno pure i muri, l’unico Casillo amico di Zeman è Aniello. Sdengo, su al Cocozza, viveva nell’appartamento di Aniello. Con lui butta va giù qualche aperitivo al bar, con lui si intratteneva
chiacchierando amabilmente davanti a un buon caffè. “So’ cumbagn”, come direbbero a Foggia. Tanto amici da aver pensato a un progetto in comune per il futuro della società rossonera. L’idea balza nella mente di Aniello qualche mese fa. Lui, ai f erri corti col fratello Pasquale, pensò di mettere in piedi una società ex novo proprio con l’aiuto del boemo. Tutto possibile solo nel caso di addio del “don’ I continui torti arbitrali e il contenzioso con i vecchi soci, facevano presagire la volontà di Pasquale di abbandonare tutto a un anno di distanza dal ritorno al Foggia. Venti di crisi annusati ben presto da Aniello che, di intesa con la vecchia proprietà, mise in piedi questo progetto forte del sostegno di Zeman, l’unico in grado di entusiasmare la piazza. Una mossa utile ai vecchi soci per scrollarsi di dosso l’ingombrante Pasquale e consegnare in mani più tranquille il futuro della squadra. Dare insomma al Foggia, un’impronta più sportiva. Far tornare il calcio in un piano primario affidando a Zeman il compito di costruire una formazione di prospettiva. Un progetto che prevedeva Karel Zeman come nuovo allenatore dei satanelli e l’altro figlio di Zdenek, in società, con incarichi dirigenziali. Un piano che doveva restare segreto ma che alla fine non è passato inosservato allo scaltro don Pasquale Casillo. Il patron se n’è accorto e, sentendosi tradito soprattutto da Zeman, ha dato il benservito a Sdengo. Ufficialmente il boemo ha lasciato i rossoneri “per il bene del Foggia” e, sempre ufficialmente, Casillo ha fatto passare l’idea di aver fatto il possibile per trattenerlo. Missioni romane di convincimento e altre storie sono state sbolognate alla piazza nella più classica delle farse. La verità è che Casillo non ha mosso un dito per l’addio di Zeman. Innanzitutto perché il boemo costava troppo e gli è ancora creditore dai tempi di Avellino, e un pò perché con Aniello, stava pensando al progetto di cui sopra. Quel “no”di Sdengo nasconde tanti lati oscuri che forse mai Foggia riuscirà a svelare. Dentro la valigia Zeman si porta tutta un’altra storia rispetto al calcio scommesse, alle partite truccate, ai calciatori molli dopo Foggia- Cosenza e ai quattrini di don Pasquale. Doppia Z se n’è andato perché il suo vero amico a Foggia è Aniello Casillo, non il fratello Pasquale, che lo avrebbe allontanato dagli affari di famiglia e con cui non si rivolgerebbe neanche più la parola. Il boemo ha chiuso la porta in faccia all’U.S. Foggia perché si è messo in mezzo proprio a questi affari di famiglia, nel tentativo di far tornare Aniello dentro la società come all’epoca della prima (unica, ndr) Zemanlandia. Il mister di Praga, che con don Pasquale ha un rapporto da dipendente e non da amico, al contrario di Aniello con cui ha sempre avuto uno stretto legame di amicizia al di là del pallone (memorabili i lunghi caffè insieme al Cocozza per parlare non solo di calcio, ndr), ha fatto imbestialire il patron proprio per questa infiltrazione considerata “di troppo”. Questa intro: missione non e piaciuta neanche a Peppino Pavone. Lui si che è amico di Casillo, Casillo Pasquale. E Pavone non ne vorrebbe neanche sentir parlare di Aniello. E poi lo ha ribadito lo stesso don Pasquale nelle sue apologie, anche se qualcuno preferisce chiamarle conferenze stampa, che “non è Zeman che individua i giocatori, ma Pavone.
E’lui il genio del calcio che fa vincere alle società gli scudetti finanziari che sono l’unica cosa che conta nel calcio”. Allora forse Zdenek e Pasquale non sono mai stati amici. Forse Peppino e Pasquale hanno lasciato la manina del mister perché in fila bisogna essere in due. Ma a Zdenek Zeman non gliene frega niente, perché lui la mano l’ha tesa ad Aniello e al don ‘sta cosa… non andrebbe proprio giù. Figuriamoci ora che a scelto l’odiato Pescara per ripartire…

Francesco Pesante.
L’Attacco


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