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Ricerche Libergolis, a un mese dalla scomparsa ancora nessuna novità

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Niente di fatto, nessuna novità, nessun elemento utile e tantomeno alcuna segnalazione. Si sintetizza con poche parole il prosieguo delle indagini in merito alla scomparsa di Francesco Libergolis, l’allevatore di 41 anni, di cui non si hanno più notizie da un mese. Da quando lo scorso 24 giugno a bordo della sua Fiat Punto, Francesco, avrebbe dovuto raggiungere a Manfredonia un cugino acquisito, con il quale si sarebbe dovuto recare all’ospedale di San Giovanni Rotondo dove era ricoverata l’anziana madre. E’ stato lo stesso parente (l’ultimo tra le altre cose ad averlo sentito telefonicamente) preoccupato per l’assenza dell’allevatore, ad allertare i carabinieri della compagnia di Manfredonia. Francesco, persona molto solitaria e schiva ai rapporti sociali – così come da tutti descritto – fa parte della famiglia Libergolis, coinvolta nella faida del Gargano, la sanguinosa lotta tra gli allevatori del Promontorio che in oltre trent’anni di esistenza ha seminato 35 morti ammazzati ed altrettanti agguati falliti. Gli inquirenti hanno da subito scartato l’ipotesi di un allontanamento volontario, pertanto le ricerche proseguono ancora. I carabinieri hanno battuto una vasta area del Promontorio: quella che va dalla località "Paradiso Selvaggio, zona in cui è stata ritrovata l’autovettura dell’uomo, fino a Macchia luogo della masseria dell’allevatore. Ora la parola è passata all’intelligence che, oltre alle ricerche, sta conducendo indagini parallele. Si scava nella vita privata dell’uomo sebbene lo stesso non risulti inserito nelle logiche criminali, così come il suo nome non compare nelle inchieste sulla faida. Non ha, tra le altre cose, alcun precedente penale. Ormai si ha quasi l’assoluta certezza di ritrovarsi di fronte ad un nuovo ed ennesimo caso di lupara bianca sul Gargano.


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