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Politica Regionale/ Doppia preferenza per Consiglio Rosa

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Legge elettorale, le proposte delle donne. Accordo raggiunto tra le rappresentanti di associazioni, organismi di parità e partiti di ogni parte politica.

 

Le donne pugliesi sposano il modello elettorale campano. Chiedono una legge che consenta la doppia preferenza e obblighi a votare sulla scheda un uomo e una donna. Lo scopo è di moltiplicare la presenza femminile nei banchi del Consiglio regionale: oggi sono in carica solo tre donne in un’assemblea di 70 consiglieri. Un’affollata conferenza stampa, guidata dall’assessora al Welfare e alle Pari opportunità Elena Gentile, ha sancito l’accordo larghissimo raggiunto tra le rappresentanti di associazioni, organismi di parità e partiti (di ogni parte politica).
Il governatore Nichi Vendola, da lontano, apprezza l’iniziativa. «In anni in cui il maschilismo è presentato come una virtù – sottolinea in una nota – l’iniziativa presentata fa fare alla Puglia un salto in avanti in materia di diritti delle donne. Contribuisce ad affermare il diritto soggettivo ad essere cittadine. Mi auguro che la proposta trovi il sostegno di tutte le forze presenti in Consiglio regionale». L’iniziativa punta ad introdurre nel sistema elettorale pugliese due norme a tutela della parità di genere. La prima obbliga a presentare liste di candidati composte in numero paritario di uomini e donne, in caso contrario la lista non è ammessa (si consideri che l’attuale normativa prevede una semplice sanzione pecuniaria nel caso in cui le donne non raggiungano un terzo del totale). La seconda norma è quella decisiva. Consente (ma non obbliga) di esprimere due preferenze: nel qual caso una deve riguardare una donna e l’altra un uomo. Se si vota due candidati dello stesso sesso, la seconda preferenza è annullata. «Queste norme – ha ricordato la Gentile – hanno superato il vaglio della Corte costituzionale ed hanno contribuito ad aumentare il numero delle donne nel Consiglio campano. Ma non guardiamo solo alla tecnica legislativa, puntiamo a cambiare una mentalità». Quella formulata è, in senso stretto, una proposta di correttivo all’attuale legge elettorale in vigore (la numero 2 del 2005). Che presto sarà rivisitata per adeguarla alla riduzione a 60 del numero dei consiglieri, già deliberata in prima lettura dal Consiglio. È possibile che la norma mutuata dalla Campania venga presa in considerazione nel corso del processo di riforma. A condizione che venga prescelto un sistema elettorale su liste concorrenti (che in effetti sembra l’opzione prevalente). Per questo, le donne di Puglia chiedono di essere subito ascoltate «in audizione dalla commissione Affari istituzionali». Paventano «una certa resistenza del mondo maschile, a maggior ragione dopo la riduzione del numero dei consiglieri».
A fianco della Gentile sedevano Anna Nuzziello (consigliera regionale Puglia per Vendola), Annalisa Pannarale (segretaria regionale di Sel), Antonella Vincenti (donne Pd), Alessandra Ricciardelli (donne Udc), Serenella Molendini (consigliera di Parità), Magda Terrevoli (commissione pari opportunità), Teresa Zaccaria (consulta femminile), Marida Leuzzi (associazione «un-desiderio-in-comune»), Antonella Masi (centro documentazione cultura donne), Luisa Giorgio (associazione «donne e potere»). Era presente la funzionaria regionale Ianita Marzo, in servizio al gruppo di centrodestra «Puglia prima di tutto». A nome del Pdl ha aderito Annamaria Carbonelli (assente perché fuori città). Le donne si sono dette pronte anche a sostenere una legge di iniziativa popolare. A margine dell’iniziativa, Molendini ha reso noto che sono in corso 5 procedimenti davanti al Tar contro giunte comunali composte di soli uomini (in violazione dei rispettivi statuti). I Comuni portati in giudizio sono Ascoli Satriano, San Marco in Lamis, Trinitapoli, Bisceglie e Oria.


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