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Vieste – Ricorsi Tarsu/ Il sindaco Nobile: “Noi per primi vogliamo chiarezza e tutela del Comune”

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Riceviamo e pubblichiamo

Intervento del Sindaco, nel Consiglio Comunale del 11 agosto 2011, sulla proposta di deliberazione di Consiglio Comunale avente ad oggetto l’istituzione di una Commissione di garanzia, indagine e controllo sull’attività dell’Ente in merito ai noti ricorsi di aziende turistiche avverso applicazione TARSU con relative sentenze di condanna in contumacia del Comune di Vieste da parte della VII Sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia.

In merito alla proposta di istituzione di una Commissione di Indagine, Controllo e Garanzia sull’attività dell’Ente circa i ricorsi avverso l’applicazione della Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani (così detta TARSU) ci si riporta a quanto già riferito durante il Consiglio Comunale del 14 luglio scorso, ribadendo la volontà dell’Amministrazione di promuovere tutte le necessarie azioni per tutelare gli interessi del Comune, tanto gravemente compromessi da un vero e proprio attentato alle Istituzioni, finalizzato ad eludere la doverosa costituzione dell’Ente nell’ambito di ben 22 giudizi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Foggia.

In vero, a seguito delle risultanze dell’indagine amministrativa in ordine a detti giudizi, conclusisi con sentenze di accoglimento delle domande di condanna del Comune di Vieste alla restituzione di somme corrisposte dai relativi ricorrenti a titolo di TA.R.S.U., è stato rilevato che nessun dipendente del Comune di Vieste ha riconosciuto come propria la sigla apposta in calce alla data di un timbro riportante la dizione “Comune di Vieste”, di cui l’avv. Michele Fusillo, responsabile dell’ufficio Affari Legali e Contenzioso, previo espresso mandato da me conferitogli quale Sindaco di Vieste, ha estratto copia da altra copia della prima pagina di ciascuno dei ricorsi introduttivi dei procedimenti su menzionati.

A tal proposito va evidenziato che quella fotocopia della prima pagina di ciascun ricorso introduttivo, secondo quanto accertato dall’avv. Fusillo, costituisce per ogni procedimento l’unico documento di riproduzione, peraltro parziale, del ricorso stesso, atteso che nei fascicoli dei procedimenti in questione, conservati nella segreteria della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia, non risulta presente l’originale del ricorso, ma solo quella fotocopia della prima pagina di detto originale e tre copie ( prive di qualsiasi firma o timbro) del presumibile testo di quel fantomatico originale.

Si tratta di circostanze suscettibili di ingenerare in chiunque gravi perplessità, per cui, quale Sindaco di Vieste, in data 4 luglio 2011 ho immediatamente denunciato ai Militi della locale caserma dei Carabinieri quanto avevo appena appreso lo stesso 4 luglio 2011 a seguito delle relazioni dei dirigenti degli Uffici amministrativi.
 
Oltre alla denuncia formulata innanzi alla Polizia Giudiziaria, proprio per reagire con tempestività ad eventuali pretese esecutive dei ricorrenti risultati vittoriosi in quei giudizi celebratisi senza la partecipazione dell’Ente a causa dell’inesistenza di alcuna legittima comunicazione dei relativi ricorsi, è apparso opportuno approntare ogni utile atto per ottenere dalle competenti Autorità Giudiziarie la declaratoria della falsità delle sottoscrizioni per sigla apposte sui ricorsi in questione quale attestazione di relativa ricevuta da parte del Comune di Vieste, al fine di utilizzarla per fondare la domanda di revocazione di cui all’art. 395 n. 2 del codice di procedura civile delle sentenze rese nei giudizi tributari svoltisi senza la partecipazione del Comune di Vieste, in quanto allo stesso mai pervenuti.

Sul punto è pervenuta l’astensione del legale del Comune, avv. Michele Fusillo, il quale ha dichiarato di non poter difendere l’Ente a causa di un suo conflitto di interessi.

La Giunta comunale, in considerazione della gravità, rilevanza e delicatezza della questione, ha conferito mandato al prof. Avv. Enrico Follieri, titolare della cattedra di Diritto Amministrativo della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Foggia e Direttore della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della stessa Università, di  promuovere nell’interesse del Comune di Vieste, per ciascuna delle sentenze della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia passate in cosa giudicata, giudizio di revocazione, quindi di annullamento di tutti i relativi effetti,  previa domanda di declaratoria della falsità della sigla apposta sui ricorsi in questione quale attestazione di ricezione da parte del Comune di Vieste, nonché della eventuale falsità dell’attestazione di conformità dei ricorsi introduttivi dei giudizi conclusisi con le su menzionate sentenze agli esemplari degli stessi asseritamente consegnati agli atti del Comune, ma in realtà mai acquisiti dall’Ente e mai iscritti nel relativo Registro di Protocollo.

Il mandato conferito al prof. Follieri riguarda tutte le sentenze in questione, tranne quelle oggetto di espressa rinuncia, atteso che subito dopo la pubblicazione di notizie circa la irregolarità del procedimento, sono pervenute all’indirizzo del Comune di Vieste e regolarmente acquisite al protocollo dell’Ente dichiarazioni di rinuncia ai relativi effetti da parte dei legali rappresentanti delle società di cui sono soci alcuni componenti di questa Amministrazione comunale, i quali, fin da quando hanno appreso che i ricorsi non erano stati regolarmente notificati e cioè subito dopo aver conosciuto le risultanze dell’accertamento eseguito dal’avv. Fusillo presso la Segreteria della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia, si sono adoperati per la incondizionata desistenza delle loro aziende.

Va inoltre riferito che ultimamente, in data 4 agosto, sono state notificate per il tramite del competente Ufficiale giudiziario, copie in forma esecutiva delle altre sentenze, sicché è presumibile che in mancanza di ulteriori rinunce, il mandato già conferito per la relativa revocazione dovrà essere esteso all’opposizione all’esecuzione: ciò, ovviamente, dopo la notificazione dell’atto di precetto che potrà avvenire in seguito allo spirare del termine di 120 giorni dal 4 agosto scorso e che nella fattispecie assume enorme rilevanza non solo per ragioni contabili, ma anche perché a quell’atto di precetto potrà ricollegarsi inequivocabilmente la volontà delle parti private di conseguire gli effetti di una sentenza resa nell’ambito di un procedimento irregolarmente instaurato, con la conseguente assunzione di piena responsabilità in ordine agli effetti che deriveranno dall’accoglimento della domanda di revocazione anche in termini di risarcimento dei danni subiti dal Comune di Vieste.

Questo è lo stato dell’arte circa l’attività dell’Amministrazione Comunale.

Come può facilmente evincersi le indagini ed i controlli necessari per chiarire le innumerevoli circostanze equivoche dell’intera vicenda relativa ai così detti “noti ricorsi TARSU” dovranno riguardare fatti e comportamenti ascrivibili ai responsabili delle falsità materiali ed ideologiche che sono state perpetrate da chi ha avuto l’ardire di tentare una truffa così odiosa nei confronti dell’intera Città di Vieste e che saranno oggetto di accertamento da parte della competente Autorità Giudiziaria, sia in sede penale che civile.

A tal proposito si preannuncia la volontà dell’Amministrazione Comunale di Vieste di costituirsi parte civile nel procedimento penale che certamente sarà promosso, ove non ancora iniziato, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Foggia in seguito alla denuncia da me sporta presso la sede della Tenenza dei Carabinieri di Vieste in data 4 luglio 2011.

Ne consegue che la richiesta di istituzione di una commissione di indagine e controllo sull’attività dell’Amministrazione appare inammissibile, in quanto l’oggetto delle indagini e dei controlli non riguarda l’attività dell’Amministrazione che, peraltro, in quanto costituita da atti formali, appare trasparente e facilmente conoscibile attraverso la legittima facoltà di accesso riconosciuta dalla legge a chiunque ne sia legittimato.

La proposta di istituzione di una Commissione di garanzia, indagine e controllo sull’attività dell’Ente in merito ai noti ricorsi di aziende turistiche locali avverso l’applicazione della TARSU, con relative sentenze di condanna in contumacia del Comune di Vieste da parte della settima sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia va quindi rigettata perché inammissibile.

Tanto senza considerare i costi delle inutili attività che andrebbero ad aggiungersi, senza alcuna specifica rilevanza, agli accertamenti che saranno eseguiti nelle sedi giudiziarie, sia penali che civili, e che costituiscono gli unici luoghi legittimamente deputati alla trattazione di questioni relative a fatti e circostanze suscettibili di contribuire a chiarire una vicenda tanto torbida, quanto dannosa per tutta la città di Vieste.

A questo punto, però, non posso esimermi dal considerare che la inammissibilità della proposta di istituzione di una Commissione di indagine e controllo relativa alla questione dei ricorsi TARSU era ed è ben nota a chi se n’è fatto portatore, quanto meno per l’esperienza amministrativa che indiscutibilmente costituisce motivo di suo legittimo vanto.

E’ evidente, quindi, che detta proposta è strumentale ad una attività di delegittimazione dell’attuale compagine amministrativa adottata con virulenza e pervicacia pure da altre forze presenti in Consiglio Comunale e che perseverano in intenti inammissibili sotto l’aspetto della legittimità, ma estremamente pericolosi perché perseguiti attraverso travisamenti e sollecitazioni del diffuso malcontento per le generali condizioni di difficoltà che caratterizzano l’attuale situazione economica del paese e soprattutto del mezzogiorno.

Si tratta di comportamenti irresponsabili, che possono condurre a manifestazioni di ostilità nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni che Vieste ha già recentemente conosciuto, subito e condannato.

A coloro che utilizzano il travisamento dei fatti e sollecitazioni esplicitamente tendenti a sovvertire l’esito delle recentissime consultazioni elettorali chiedo di fare un passo indietro e di meditare responsabilmente sul valore della Democrazia e delle sue regole.

A costoro ricordo che tutti noi siamo stati eletti nell’ambito di un sistema innegabilmente democratico; sistema che disciplina l’esito delle consultazioni elettorali, con conseguente attribuzione di distinti ruoli per gli eletti, ma con identica dignità politica.

In questo contesto non può e non deve affiorare alcuna opzione politica che non sia legittimamente consentita o prevista dall’ordinamento: diversamente si corre il rischio della deriva della democrazia anche se ammantata da proposizioni inneggianti al primato della morale.

La morale, gentili amici ed avversari politici, non è un vessillo che va sbandierato, ma un valore al cui cospetto tutti debbono inchinarsi, consapevoli che ogni struttura sociale necessita di una condivisa guida interiore in cui ognuno possa riconoscersi e che costituisce modello a cui conformare i comportamenti dei singoli.

Pertanto, in un sistema condiviso, la disciplina del comportamento dei singoli consociati trova il suo risultato nell’ordinamento delle leggi, che non sempre coincide con l’area ben più vasta della morale, ma comunque ne è essenziale testimonianza e giammai confligge con questa, per cui, se il sistema è realmente condiviso, non sono ammissibili leggi immorali, così come non appaiono ammissibili precetti morali che inducano a comportamenti illegittimi.

Applicando questi concetti alle nostre miserie, al sol fine di esiliare ogni travisamento, debbo osservare che la recente polemica politica sui ricorsi TARSU è fondata sull’asserito coinvolgimento di alcuni rappresentanti dell’attuale compagine amministrativa.

Il termine “coinvolgimento” può ingenerare equivoci a cagione della sua genericità, per cui, laddove allo stesso non si aggiungano specifiche precisazioni, è suscettibile di sollecitare false percezioni.

In vero, alcuni componenti dell’attuale Amministrazione risultano soci di aziende che hanno proposto ricorso avverso i criteri di applicazione della TARSU adottati dal Comune di Vieste.

E’ questo l’unico dato in forza del quale il termine “coinvolgimento” appare utilizzato legittimamente, per cui, se tale è l’intento comunicativo di chi lo ha usato, ogni illazione circa l’immoralità dei menzionati amministratori risulta priva di consistenza, non potendosi affermare che l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito (e cioè la difesa dei diritti e degli interessi legittimi: art. 24 della Costituzione) possa costituire motivo di immoralità.

Se, invece, per “coinvolgimento” si intendesse affermare qualcosa di ulteriore e diverso dal semplice esercizio del diritto di difesa dei propri legittimi interessi, tale da far presumere un comportamento efficiente, ovvero anche solo concorrente, finalizzato alla falsificazione della firma dei dipendenti del Comune o a qualsiasi altra azione tendente ad eludere gli effetti di un regolare procedimento giudiziario, l’invettiva morale sarebbe condivisibile ed anzi troverebbe coincidente riscontro nelle sanzioni del nostro ordinamento giuridico.

Orbene, allo stato le esternazioni della polemica politica non hanno mai attribuito alcuna specificazione ulteriore al termine “coinvolgimento”, utilizzato, quindi, in maniera neutra, ma con conseguente invettiva morale, sicché chiunque ha potuto percepire ciò che non è mai stato detto, ma che in realtà si intendeva affermare: cioè che gli amministratori così detti coinvolti erano responsabili della irregolarità del procedimento da essi promosso contro il Comune di Vieste.

Questa operazione tendenziosa costituisce travisamento dei fatti, almeno di quelli allo stato conosciuti, ed è suscettibile di creare grave nocumento oltre alle persone ritenute coinvolte, anche alle Istituzioni democratiche, in quanto il messaggio che infondatamente si è inteso comunicare è intrinsecamente delegittimante nei confronti di chiunque eserciti attività politica.

Peraltro, gli apprendisti stregoni che con tanta leggerezza hanno ritenuto di perseguire i loro interessi asseritamente politici, hanno anche propalato un altro falso messaggio: quello secondo cui con una raccolta di firme si possa determinare lo scioglimento del Consiglio Comunale appena eletto.

Quest’ultima comunicazione è altrettanto falsa quanto la prima, e come quest’ultima è suscettibile di arrecare pregiudizio alle Istituzioni, non solo in termini di credibilità, ma anche di autorità, per cui i timori di manifestazioni che degenerino in atti violenti e sediziosi non appaiono del tutto infondati.

Per questo motivo, quale Sindaco della città di Vieste, chiedo a tutti di contenere i toni della polemica nell’alveo della civile e possibilmente pacata discussione, da intrattenere ovunque sulla scorta di dati certi e di un linguaggio chiaro ed immune dai vizi della tendenziosa ed odiosa equivocità.

Chiudo così il mio intervento introduttivo sul punto in questione, confidando nel senso di responsabilità di tutti Voi, in quanto da me personalmente conosciuti, ma soprattutto perché espressione dell’autentica designazione popolare, legittimamente e democraticamente espressa dai cittadini di Vieste durante le recenti consultazioni elettorali, al cui risultato ognuno deve porgere il dovuto rispetto, senza ambire ad inammissibili ed illegittime prove d’appello.

 


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