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Viestestate/ Questa sera è la volta di “Un vescovo scomodo”

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"Un vescovo scomodo", presentazione del romanzo di Francescantonio Lopriore Cariglia
Ore 19.30 Auditorium San Giovanni in Cattedrale.

 

D. E’ uscita la Sua nuova fatica letteraria "Un vescovo scomodo". Spieghi ai nostri lettori il perché di un titolo così intrigante. Chi è il protagonista del suo nuovo romanzo?

R. La ‘scomodità’ del protagonista Castropietro la si riscontra nel corso del racconto. Siamo nel primo quarto del Settecento. Un laico cinquantenne – piuttosto gaudente, dai gusti sessuali di sponda minoritaria, a buon livello in carriera civile – diviene vescovo per caso e capita a reggere una minuscola diocesi del Vicereame di Napoli (Vieste). L’incarico ecclesiastico sembra una sinecura. Si rivela invece molto problematico e addirittura pericoloso per la vita del presule. Ciò a causa di un ambiente socio-politico fortemente competitivo, illegale e a tratti malavitoso sino all’apice delle istituzioni. Castropietro però ci mette molto del suo sino a diventare "scomodo" ai poteri locali, alla Corte del Vicerè e a quella Pontificia.

D. Leggendo il Suo libro si rimane sbalorditi dall’imponente ricostruzione storica; le Istituzioni dell’ epoca vengono meticolosamente descritte con una confidenza che lo stesso prof. Mario Spedicato, Ordinario di Storia Moderna all’Università di Lecce, Le ha riconosciuto nella postfazione al libro. Può spiegare ai nostri lettori che tipo di ricerca ha svolto sulle fonti storiche e quanto le è costato in termini di tempo?

R. Sono sempre stato interessato a letture storiche. In pensione da sette anni, ho potuto immergermi full time in tali studi prediletti. Non è il caso d’elencare qui la ponderosa bibliografia esaminata. Del prof. Spedicato ho letto tutte, o quasi, le pubblicazioni in ordine alla Chiesa del nostro Meridione. Castropietro è la storia romanzata di uno fra la folla dei vescovi considerati dal Cinquecento ad oggi. In sintesi lavoro al mio libro da almeno sette anni. Spero in un risultato adeguato.
 

D. Il romanzo storico sta vivendo una nuova stagione di grandi successi anche grazie ad autori come Umberto Eco, Valerio Massimo Manfredi, Danila Comastri Montanari ed altri. Perché, secondo Lei, il pubblico ama tanto questo genere letterario?

R. La risposta mi sembra facile. La nostra realtà, specie ai più giovani, non è piacevole viverla nel presente ed ancora più preoccupante appare nel futuro. C’è bisogno d’evasione. Di qui una voglia di rifugiarsi in un passato che si percepisce più concreto, genuino, pulito, poetico!
 
D. Vieste, la Puglia, il Meridione: nel libro affiorano, qua e là, pagine di rara bellezza dedicate ai luoghi – soprattutto sotto l’aspetto naturalistico – come li avrebbe potuto ammirare un osservatore settecentesco. La bellezza che fa da cornice ai personaggi del libro sembra stridere, però, con la sciatteria di cui si rendono protagonisti gli uomini dell’epoca, soprattutto quando si parla – come nel caso di Castropietro – di uomini di chiesa. E allora le chiedo che tipo di rapporto ha con la Chiesa e come pensa che reagirà ad un libro così tranchant nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche?

R. Sì, è vero, v’è una certa discrasia fra bellezza dei luoghi e personaggi nient’affatto attratti dallo spettacolo di una natura fortunata. A ciò non fanno eccezione uomini di chiesa, sia pure della levatura intellettuale di un Castropietro. A livello generale può dirsi che un popolo indaffarato a spremere la natura avara per mettere insieme un pranzo con la cena, non ha voglia né tempo per apprezzare tali amenità. In quanto a Castropietro è anche lui proteso a far quadrare un suo bilancio in profondo rosso ed in più è troppo distratto a lottare, competere con i propri simili, per l’affermazione della propria personalità. Con la Chiesa sento di avere un rapporto di critica benevole. I giudizi su gran parte dei suoi Uomini possono essere anche feroci (da Dante in qua ve ne sono stati infiniti, soprattutto nell’ambito degli stessi ecclesiastici più sensibili). Fatto sta che l’Istituzione è davvero Divina, come dimostra la sua bimillenaria ed ormai eterna grandezza fino al Giudizio Universale.
 
D. Sappiamo che è Sua intenzione scrivere un seguito a "Un vescovo scomodo". Il progetto comporta – se abbiamo ben capito – la serializzazione delle avventure di Castropietro. Può già anticipare ai lettori i prossimi episodi?

R. Sì, il libro vuole essere una semplice introduzione ad una serie di episodi degli stessi personaggi (Castropietro & C.) sullo stesso palcoscenico (Vieste). Qualcosa di simile ad un  settecentesco "Montalbano" di Andrea Camilleri. Ciò dipenderà dal favore del pubblico in questa prima battuta. Prossimi episodi? 1)"Delitto nel Bosco", dove ‘bosco’ sta per Foresta Umbra; 2) "l’Ispettore pericoloso"; 3)"Il canonico mafioso", ecc.
 
D. Si dice che ogni libro sia la proiezione più o meno conscia del suo autore. La domanda sorge spontanea: quanto di Castropietro c’è in Lei?
R. Tutto e niente. Avrei potuto essere come lui. M’è mancata la sua grandezza, non so se avrei fatto la stessa fine. Niente ero e tale rimango!

“Un Vescovo scomodo”
Francesco Lopriore Cariglia 

 

In vendita a Vieste alla Cartolibreria Di Santi – Via Veneto –

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