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La “NUOVA CROCIFISSIONE” di Lidia Croce a Peschici

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La Tela è esposta nella "Dimora di charme – Palazzo della Torre", nel centro storico di Peschici, Via Colombo 23.

 

“NUOVA CROCIFISSIONE”, olio su tela, (m. 1 x 2 h).
Per quanto riguarda la mia opera posso dirvi che ho cercato di dare corpo ad ogni pensiero che potesse rappresentare il dramma della reclusione. Al centro, come classicamente, è rappresentatala la crocifissione, c’è il corpo penzolante del suicida, il lenzuolo bianco è in realtà l’unica luce del quadro perché è l’unica visibilità che questo essere ha, dopo la morte, quindi tardi per giovare a sé stesso. La spirale umana che gli sta intorno mostra l’inazione, la rassegnazione, il cupo vivere in spazi ristretti che ho reso con la compenetrazione dei corpi e dei volti. La spirale non è un cerchio concluso e quindi si apre salendo verso l’alto, dove già un’altra figura con direzione obliqua esplode senza più sbarre verso la liberazione o la sogna. Nel buio in alto a sinistra si sta consumando uno stupro di gruppo. Una madre allatta il suo bambino dietro le nere sbarre dell’inferno. Che ci fa un innocente in carcere? deve seguire la madre? mettete dunque la madre fuori! Io ho fatto fatica persino a dipingere questa scena. Con quale cuore un legislatore o esecutore di leggi ha compiuto realmente questa infamità?… e se capitasse ad una donna della sua famiglia?… facciamo tutti attenzione alle nostre azioni perché prima o poi si riverbereranno  su di noi! Il quadro è  crudo e tetro perché questa è la situazione che vuole rappresentare. L’artista non può sempre dipingere bellissime marine e meravigliosi fiorellini, è testimone del suo tempo, non può chiudere gli occhi e perdersi nei meandri del sogno. E’ vero che l’artista è libero da ogni sorta di condizionamento e non deve niente a nessuno, ma spesso crea un’opera spinto dalla forza passionale della propria natura. L’ispirazione lo colpisce con violenza e un’opera vuole essere realizzata, vuole vivere, anche se si tratta di un argomento così scomodo, che tutti preferiscono codardamente dimenticarlo, e anche l’artista fa fatica, spiritualmente, ad entrare nella situazione descritta e vi partecipa soffrendo ed immedesimandosi come se la stesse vivendo di persona. 

Lidia Croce


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