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Matteo Salvatore rivive con Dalla, Arbore e De Sio

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Domani a Manfredonia concerto –omaggio al noto cantastorie garganico.

 

Italo Calvino scriveva di lui che era «l’unica fonte di cultura popolare in Italia e nel mondo nel suo genere»: Matteo Salvatore, il cantastorie pugliese, il padre di un’intera generazione di cantautori, come l’aratro in un campo, ha lasciato un solco profondo nella musica popolare italiana. Tanti artisti, da Bennato a Teresa De Sio senza dimenticare Capossela, continuano, a sei anni dalla sua scomparsa, a cantarne le lodi. Ma le sue canzoni sono patrimonio ancora troppo dimenticato dalla musica italiana. I dipinti a tinte forti, delle sue composizioni, la sua Apricena, paese della provincia di Foggia dove nacque nel 1925, rimangono sculture impresse come marmo nella memoria.
In suo onore grandi artisti legati alla sua terra, domani sera intoneranno le sue più belle canzoni a Manfredonia per il concerto gratuito «Il bene mio», organizzato dalla Promomusic e dal Comune con il sostegno di Puglia Sounds, in piazza Giovanni XXIII (ore 21). Sul palco si alterneranno la già citata Teresa De Sio, Renzo Arbore, Savino Zaba, Lucio Dalla con Marco Alemanno, Lunetta Savino, Erica Mou, Her e Moni Ovadia, che a gran sorpresa leggerà insieme al presidente della Regione Nichi Vendola il testo della canzone Lu soprastante, sul tema dello sfruttamento dei lavoratori stagionali in terra pugliese. La band Famenera accompagnerà le esibizioni dei cantanti alternate alla voce del regista Cosimo Damiano Damato, che ricostruirà la vita di questo «artigiano del folk». Matteo Salvatore aveva appena trent’anni quando ritornò da Roma con un registratore in tasca per immortalare i suoni della sua terra, così come gli aveva suggerito un certo Claudio Villa, conosciuto per caso mentre si esibiva in napoletano in un’osteria romana. «Villa lo convinse a cantare in pugliese, negli stessi anni in cui Domenico Modugno cantava in siciliano», scrive il suo storico manager Angelo Cavallo. Fu così che Salvatore, che aveva iniziato a suonare la chitarra quasi per noia passando i suoi pomeriggi da un vecchio violinista cieco, libera la sua creatività e compone ballate che nascono dal ricordo del suo sud. Il folklore garganico con lui conobbe un successo quasi internazionale. «La storia di Matteo Salvatore è un’epopea – racconta Renzo Arbore -. Io l’ho vissuta da quando girava per i mercatini della provincia di Foggia cantando Tutt’ ten’n la b’cclett e maritm no».
I suoi testi si portano dentro tutto un mondo: l’aggraziata indignazione, la fame «che si poteva tagliare col coltello», i pochi soldi guadagnati in fretta con la tv e ancor più frettolosamente sperperati, i premi e i tradimenti. L’artista foggiano domani sera interpreterà Fra me e te, una canzone dedicata alla sua corista e compagna Adriana Doriani. Una relazione, quella tra Matteo ed Adriana, che è stata macchiata dall’accusa di omicidio; infatti, nel 1973 il cantautore foggiano venne arrestato con l’accusa di aver ucciso la cantante. E sarà proprio Arbore insieme ad altri artisti della Rai, ad aiutare Matteo Salvatore a dimostrare la sua innocenza: grazie ad una colletta sostanziosa la famiglia Salvatore incaricò un ottimo penalista per riaprire il caso, e dopo quattro anni l’artista riacquistò la libertà. La sua vicenda umana e artistica è quella di un uomo che ha sfidato la povertà e l’analfabetismo per cantare le brucianti storture sociali di una Puglia che all’epoca era molto poco conosciuta, segnata da un destino di emigrazione e sfruttamento. Melodie dolci e dolenti che raccontano la miseria del dopoguerra come in Pasta nera, che sarà interpretata domani dalla cantante pugliese Her. E ancora fame e lotta per la sopravvivenza si ritrovano nelle parole de Il lamento del mendicante interpretato da Lunetta Savino e di Maccheroni eseguito da Erica Mou. Lucio Dalla salirà sul palco per interpretare, insieme a Marco Alemanno, Lu bene mio, la storia di un giovane partito per amore, per necessità, ma anche per desiderio di avventura. «Il bene mio – conclude Cosimo Damiano Damato – sarà un viaggio poetico e musicale nel Sud magico e maledetto ma anche straordinariamente puro raccontato dagli occhi del vecchio aedo Matteo».


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