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Sanità/ Parte il taglio di 800 posti letto

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Via libera all’unanimità in consiglio regionale alla legge di adempimento del piano di rientro che prevede una revisione delle piante organiche nelle Asl, università comprese.

 

 La nuova stretta imporrà tagli alla spesa del personale e una razionalizzazione di quella complessiva in base ai nuovi standard, già individuati nel Patto della Salute e a cui la Puglia dovrà attenersi. Il tutto, riducendo il numero sproporzionato di unità operative semplici, i reparti ospedalieri «doppioni», e rivedendo il fabbisogno del personale nelle diverse specialità, il tutto alla luce del piano di riordino che ha già prevsito una revisione complessiva dei posti letto e dell’organizzazione dei reparti.

L’articolo unico della legge approvata stabilisce che le Asl devono, al fine del contenimento della spesa disposto dalla legge finanziaria del 2009, ridefinire le dotazioni organiche sulla base del riordino della rete ospedaliera, della nuova organizzazione del dipartimento di prevenzione e dei Distretti socio-sanitari.

La prossima verifica col tavolo interministeriale (Salute, Affari regionali e Economia), fissata al 30 settembre, non si limiterà a registrare i passi avanti fatti dalla Regione sui tagli decisi nell’accordo col governo. Sul tavolo, infatti, si affaccerà anche la prima bozza della fase due del piano, ovvero gli ulteriori tagli previsti entro il 2012 per circa 800 posti letto e che, questa volta, coinvolgono anche le cliniche private accreditate (circa 300 i letti da tagliare).

Il primo «step» delle sforbiciate prevede, come preannunciato dall’assessore Tommaso Fiore, la razionalizzazione dei punti nascita, i reparti di ostetricia e maternità nei piccoli ospedali. La revisione, insieme ad altri interventi, provocherà un declassamento per le strutture considerate marginali (con meno di 50 posti letto), con una conseguenziale chiusura di ospedali ancora non quantificata dai tecnici dell’assessorato (si ipotizza un minimo di 3 e un massimo di 10 ospedali, da aggiungere ai 18 già messi in dismissione con la fase uno del piano). Quanto alle cliniche private, si terrà conto del nuovo regime di accreditamento e dei nuovi criteri di ripartizione del budget, non più basato sulle potenzialità offerte dalle strutture ma anche sul fabbisogno dei territori.

Ma sul tavolo interministeriale di fine mese si affaccerà anche l’altra questione «calda» della sanità pugliese, quella relativa al tunr-over del personale. Lo sblocco concesso dalla manovra del governo per le Regioni in piani di rientro, darà una boccata d’ossigeno ai reparti in sofferenza per carenza di personale. Il meccanismo di ricambio tra personale in uscita e personale in entrata, che ora la Regione è adibita a fare sulla base dei criteri già fissati nella legge 12 del 2010, sarà però accompagnato anche dal negoziato in corso sulla vicenda dei 600 precari «bocciati» dalla Corte Costituzionale. L’idea della Regione è di cercare di spuntare una deroga dal tavolo inter-ministeriale – già ottenuta in linea di massima dal ministero della Salute – onde poter garantire i livelli essenziali di assistenza.

Dall’opposizione, intanto, scalpitano per avere contezza in consiglio regionale dell’andamento del piano di riordino avviato nel 2010 e dei livelli di personale nelle Asl: Rocco Palese (Pdl) e Francesco Damone (Ppdt) hanno chiesto al governo di aprire al più presto un dibattito in Commissione sul tema. E, mentre Pietro Lospinuso (Pdl) solleva il caso della sanità jonica (2,87 posti letto ogni mille abitanti a fronte dei 4,37 di Foggia, dei 3,92 di Bari, dei 3,40 di Lecce e dei 3,23 di Brindisi), con «la chiusura di due ospedali su tre» e il «genocidio della sanità privata», Antonio Buccoliero (MeP) richiama l’attenzione sulla sanità a Nardò, a suo dire lasciata abbandonata (nonostante la recente vittoria alle amministrative del centrosinistra).


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