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Negozi aperti la domenica Stop del Tar

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Il Tar dice no alla liberalizzazione sugli orari di apertura dei negozi. Respingendo un ricorso cautelare di un centro commerciale della zona industriale di Bari, i giudici amministrativi della II sezione (presidente Sabato Guadagno, relatore Antonio Pasca), con l’ordinanza 856/2011 hanno confermato la validità della norma regionale che regolamenta le aperture, pur in presenza della prima manovra finanziaria varata dal Parlamento il 15 luglio scorso con la quale si è deciso in via sperimentale la deroga alla chiusura festivi e infrasettimanale. Dunque, resta tutto invariato sino a fine dicembre. Tutti i comuni ad economia prevalente turistica dovranno così continuare ad osservare il calendario di aperture concordato in sede di consultazioni con le organizzazioni di categoria, come fissato dalla norme regionale (legge 121/2003). Fornendo una interpretazione autentica della parte di legge che dà tempo sino al 1° gennaio a Comuni e Regioni di adeguare i propri regolamenti, il Tar l’ha intesa come una moratoria dando così ragione alla tesi della Regione e, nel caso specifico, anche al Comune di Bari. Oggetto del contendere la validità o meno con effetto immediato della disposizione, a prescindere dall’adeguamento della norma regionale a quanto «imposto » da quella statale.

Il ragionamento che probabilmente ha indotto i giudici a decidere così – sia pure in fase cautelare – muove dal presupposto che la norma regionale non è stata abrogata, dunque resta in vigore. Da qui la «postilla» prevista dal legislatore che fissa per le regioni l’obbligo di modificare i propri regolamenti. Al di là di un dubbio di costituzionalità (si tratta di legislazione concorrente) per la quale la Regione Toscana avrebbe già fatto ricorso alla Consulta, la giunta regionale pugliese ha deciso il 10 ottobre scorso di confermare le disposizioni in vigore fino al 31 dicembre del 2011. La motivazione dell’atto deliberativo – depositato ieri mattina nel corso dell’udienza al Tar – parte proprio dalla complessità della norma regionale di settore secondo la quale «non solo i comuni turistici e le città d’arte possano avvalersi della deroga totale, ma anche tutti i comuni non turistici ad essi limitrofi se tale scelta viene effettuata in sede di concertazione».

L’obiettivo, insomma, è quello di creare il giusto raccordo tra norma statale e regionale se si considera che la prima ha voluto prevedere tale «libertà di scelta» solo ai comuni turistici e alle città d’arte e non a tutte le città com’era stato ipotizzato el decreto legge poi modificato in sede di conversione. Sul punto la Regione ha già chiesto un tavolo di concertazione con il Ministero per mettere a fuoco i dettagli di una materia oggetto anche di una riunione tra le parti sociali e l’Anci. Per ora, quindi, bocce ferme. Ma c’è chi ipotizza che in caso di «inadempimento » da parte della Regione, qualcuno possa rivolgersi nuovamente ai giudici per far rispettare una legge dello Stato. Sempre che la stessa sia «rispettosa» dell’autonomia delle Regioni.

NICOLA PEPE


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