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Arrestati a Vieste Angelo Notarangelo detto “Cindaridd”e Marco Raduano conosciuto come “Pallone”

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Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate dai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia.

 

 "E’ la primavera dell’antimafia che finalmente sboccia sul Gargano, il promontorio definito per anni della paura ma che ora scalpita per la libertà e la democrazia. Questa è la squadra Stato, queste sono le risposte che tutti i viestani coraggiosi attendono da anni.". Si agitano le bandiere della vittoria, oggi in Prefettura a Foggia, nel corso di una conferenza stampa indetta dalla DDA per illustrare gli arresti per estorsioni non di due criminali comuni, ma del boss viestano e del suo braccio destro: Angelo Notarangelo detto "Cindaridd"e Marco Raduano conosciuto come "Pallone". Entrambi affilati al clan dei Libergolis e coinvolti nell’operazione Medioevo dello scorso mese di Aprile della Procura Antimafia di Bari, con la quale vennero ammanettate sette persone accusate di aver messo in ginocchio l’intera economia turistica del promontorio. Il primo rinchiuso nel carcere di Trapani dal 13 aprile; il secondo era tornato di recente in libertà. Gli arresti di oggi sono figli del coraggio e della voglia di riscatto sociale di un imprenditore, ormai privato dalla mafia finanche della propria dignità. Tutto iniziò 4 anni fa, quando Notarangelo e Raduano minacciarono, con assoluta sfrontatezza, la vittima specializzata nella distribuzione di videopocker slotmachine, sostenendo che se non avesse pagato il pizzo gli avrebbero fatto una concorrenza spietata. Di fronte alla resistenza dell’imprenditore Notarangelo e Raduano, contattarono i clienti della vittima, imponendo il noleggio delle loro apparecchiature, così da ridurre al lumicino gli affari della stessa. Accortosi della palese prospettiva di fallimento, nella primavera del 2008, fu l’imprenditore stesso a rivolgersi ai due criminali, accettando a malincuore, il pagamento di una rata mensile di 800 euro da versare in un’unica soluzione semestrale di 4800 euro. Per quasi due anni il tacito accordo proseguì senza grandi intoppi. Il capovolgimento di sorte giunse nel settembre dello scorso anno, quando l’imprenditore ormai vessato economicamente dal boss e dal suo braccio destro, non fu più in grado di assicurare il pizzo. La contro risposta criminale non tardò ad arrivare: tre autovetture incendiate, un camion rubato e restituito solo dopo il pagamento della rata. Ormai finito sull’orlo del baratro la vittima qualche mese fa ha trovato, finalmente, il coraggio di rivolgersi all’Associazione Antracket di Vieste e di denunciare i suoi aguzzini.


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