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La Puglia si ribella ai cacciatori di petrolio

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A Polignano il fronte dei sindaci "Bandiera blu" anti-trivellazioni: il ministro Clini fermi le autorizzazioni.

 

 Giù le mani dalle coste pugliesi. È una levata di scudi quella che viene dai sindaci del territorio. Nella sala consiliare di Polignano, si sono riuniti i primi cittadini di Otranto, Melendugno, Rodi, Salve, Ginosa, Fasano, Ostuni – comuni che hanno conquistato la «Bandiera blu» (riconoscimento conferito dalla Fee, Fondazione per l’educazione ambientale) – insieme al sindaco di Monopoli, per dire no alle indagini petrolifere avviate lungo le coste pugliesi. Domenica all’alba, a largo di Monopoli, la nave Princess della multinazionale inglese Northern Petroleum, ha dato il via alle prime azioni di ricerca di idrocarburi. «Non abbiamo perso tempo – spiega l’assessore alle Attività marittime di Monopoli, Giuseppe Spinosa, pescatore da 40 anni – con il motoscafo di un amico alle due di notte abbiamo raggiunto il punto nel quale sapevamo sarebbe giunta la nave. Verso le 4,30 del mattino, sul Canale 16, la Princess è arrivata e ci ha imposto di allontanarci di almeno un miglio, dietro aveva attaccato un cavo lungo 200 metri. Noi non possiamo accettare quello che sta accadendo e sono dell’idea che sia necessario coinvolgere nella protesta anche i sindaci dell’hinterland».

Al Consiglio comunale allargato di Polignano, hanno partecipato anche il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, l’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, il presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese e di Bari, Francesco Schittulli e l’assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce, Francesco Pacella. Oltre a rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste. L’assemblea, al termine, ha prodotto un documento che ha subito inviato al neo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, «perchè sospenda immediatamente i procedimenti autorizzativi rilasciati, attraverso una moratoria per l’Adriatico». Nel documento si chiede anche l’apertura di un tavolo istituzionale di confronto. Spiega Introna: «In poco tempo sono già tre gli incidenti provocati da piattaforme petrolifere (Brasile, Mare del Nord, Golfo del Messico), se accadesse nel Mediterraneo che è un mare chiuso, sarebbe la morte per 40 milioni di persone e della loro economia». Per questa ragione, il presidente del Consiglio che, da giovedì fino a sabato, sarà a L’Aquila per la Conferenza delle Assemblee legislative regionali Europee (Calre), chiederà una riunione di tutte le regioni adriatiche, per affrontare il tema della minaccia per l’ecosistema marino rappresentata dai progetti di estrazione di idrocarburi in mare. «In più occasioni, cittadini e istituzioni – ha spiegato l’assessore Nicastro – hanno ribadito il loro no. Ma gli orientamenti di politica energetica nazionale vanno in direzione contraria: il nostro mare non è una risorsa barattabile, quali che siano i virtuali vantaggi economic».

Assenti, a Polignano, i parlamentari (salvo l’idv Zazzera) che avrebbero già dovuto incalzare il Governo sulla legge d’iniziativa regionale, approvata dall’assemblea a fine luglio, che contiene un solo articolo: escludere l’Adriatico da qualsiasi prospezione. «Non ci fermeremo, se sarà necessario arriveremo al referendum», aggiunge Introna. Il capogruppo regionale dell’Udc, Salvatore Negro, propone una grande manifestazione di protesta a Roma. Intanto, il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella, ha annunciato ieri a Polignano, che c’è già un’altra società inglese pronta ad esporare le nostre coste: «Si tratta della britannica Spectrum Geo. Ci rivolgeremo al Tar perchè si sospendano le attività: secondo le autorizzazioni rilasciate nel 2007, le società avrebbero dovuto cominciare le prospezioni entro l’anno e le perforazioni entro 48 mesi. Tempo abbondantemente scaduto. Purtroppo, dal ministro Clini, che opera già da 10 anni al ministero in qualità di tecnico, ho seri dubbi che troveremo ascolto».


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