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Agricoltura – OLIO EXTRAVERGINE, PREZZI IN CADUTA LIBERA

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La crisi riguarda tutta la regione, ma la provincia di Foggia sta peggio delle altre pugliesi. Si salva solo l’olio biologico. Dai dati dell’Ismea sulle quotazioni di mercat sono un vero e proprio bollettino di guerra. Volge decisamente al dramma la situazione per l’olivicoltura e per l’industria olearia di Capitanata. I prezzi sono in caduta libera e niente sembra arrestarli, nonostante il grido d’allarme che si è levato da parte degli olivicoltori e degli industriali oleari.

I dati Ismea che si riferiscono alla settimana che va dal 21 al 27 novembre somigliano ad un vero e proprio bollettino di guerra. Rispetto alla precedente settimana perde ancora terreno l’olio extravergine di oliva prodotto nella piazza di Foggia, la cui quotazione chiude a 2,50 euro al chilo, 10 centesimi di meno rispetto alla settimana precedente: un saldo negativo di 4 punti che è tra i peggiori d’Italia. Ha tenuto ancora meno di quella foggiana soltanto la piazza di Terni, con un calo di 6,1 punti. Sono invece andate leggermente meglio le cose nelle altre province pugliesi, tutte comunque in flessione: Brindisi, Lecce e Taranto hanno perduto 1’1,1%, Andria 1’1%, Bari e Bitonto rispettivamente lo 0,8 e lo 0,6%. L’impressione è che sul settore incomba il rischio di un disastro vero e proprio è confermata anche raffrontando le quotazioni attuali con quelle dello stesso periodo dello scorso anno, e la crisi riguarda tutto il settore in Puglia.
Se Foggia arretra del 13,6%, anche Bari, Andria e Bitonto registrano saldi negativi oscillanti tra -13,2 e -13/%. Vanno un po’ meno male le cose per Brindisi, Lecce e Taranto, che perdono l’8,90%. Bisogna tener presente — tanto più in un’epoca di economia globale — che la situazione di crisi non è omogenea per tutto il Paese: fanno registrare infatti quotazioni in forte crescita gli oli siciliani (il record va a Trapani, con un incremento del 34,4%), umbri (ottima la performance di Perugia con il 37,1% in più), ma tengono bene anche Firenze, Terni, Viterbo, Frosinone. Situazione negativa anche per quanto riguarda l’olio vergine, dov’è proprio la provincia di Foggia, con una flessione del prezzo di 4,5 punti a far registrare la peggiore perfomance sui mercati nazionali: l’altra settimana un chilogrammo di olio vergine veniva pagato 2,20 euro, prezzo che è sceso a 2,10 negli ultimi sette giorni. Il saldo negativo rispetto all’anno scorso è invece di 6,3 punti. Ma la situazione è critica anche nel resto della Puglia. Se Andria, Bitonto, il Sud Barese e le zone salentine hanno sostanzialmente confermato le quotazioni nell’ultimo periodo, il saldo negativo nell’arco dell’anno è preoccupante: il Salento ha perso 1’8,5%, il Sud barese il 7,3%. Ma la situazione sembra grave, anzi gravissima, soprattutto nella Puglia settentrionale ed in particolare in provincia di Foggia. Il trend mensile fotografato dall’Ismea disegna una situazione a macchia di leopardo per quanto riguarda gli oli extravergine di oliva Dop ed Igp.
Due quelli quotati in Puglia, e di segno di verso per quanto riguarda l’andamento dl mercato. I dati Ismea (tendenziali) si riferiscono in questo caso alla prima metà ed alla seconda metà del mese di novembre.
Per il "Dauno" prodotto in provincia di Foggia c’è stato un autentico crollo: è stato pagato 3,03 euro nella prima quindicina di novembre, viene pagato in questi giorni 2,92, il calo rispetto allo scorso mese di ottobre è addirittura del 10%. In calo anche le posizioni dell’altro dop pugliese "Terra di Bari" (quotato a 2,68 euro/chilo), che rispetto ad ottobre perde il 5,3%, con un trend però positivo laddove si considera il prezzo dello scorso anno, inferiore di 2,7 punti rispetto a quello quotato in questi giorni.
Per il "Dauno" invece, la crisi è di lungo periodo: nell’ultimo anno il prezzo non è cresciuto come per il dop barese, ma calato, per la precisione di 4,5 punti. Il solo segmento di mercato in cui l’olio della provincia di Foggia sembra in qualche modo tenere è quello relativo all’olio biologico, che viene pagato 3,43 euro/chilo: 3 centesimi in più rispetto alla prima metà di novembre, 1’8,6 % in più rispetto all’anno scorso, ma comunque con una leggera flessione (-3,7%) rispetto ad ottobre.
Trend negativo invece per il biologico di Andria che perde sia in riferimento ad ottobre (-12,5%) sia in riferimento all’anno scorso (-2,4%). I dati sembra essere piuttosto in controtendenza rispetto alle previsioni iniziali della campagna.
L’lsmea ha stimato infatti un leggero calo nella produzione complessiva delle olive (-5%) che però dovrebbe essere ampiamente compensata da una migliorata qualità del prodotto. L’uno e l’altro dato farebbero pensare ad un miglioramento delle quotazioni di mercato che invece, almeno per il momento, non si vedono: anzi lo spettro della crisi continua ad incombere sull’intera filiera delle olive e dell’olio.
Geppe Inserra


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