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Vieste/ Sequestrati beni a Notarangelo e Raduano per 10 milioni di euro (2)

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Terreni, case e auto nella disponibilità anche del suo braccio destro.

 

 Maxì-sequestro di beni per un valore stimato dagli investigatori in 10 milioni di euro nei confronti del presunto boss viestano Angelo Notarangelo , 35 anni allevatore soprannominato «Cintaridde»; e di quello che investigatori e inquirenti considerano il suo braccio destro, il compaesano Marco Raduano di 28 anni: entrambi sono detenuti perchè accusati di estorsione con l’aggravante delle finalità mafiose, vicenda per la quale un mese fa furono destinatari di due ordinanze di custodia cautelare (Notarangelo era già detenuto da qualche mese). Il sequestro preventivo di beni – si legge in un comunicato diffuso dal comando provinciale dei carabinieri – è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Michele Parisi , su richiesta del sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia Giuseppe Gatti; l’hanno eseguito i carabinieri della compagnia
di Vico del Gargano e i militari del nucleo di polizia tributaria-Gico della Guardia di Finanza di beni. «Le indagini poste in essere hanno consentito di accertare» dicono finanzieri e carabinieri «palesi sproporzioni tra le fonti di reddito degli indagati e il cospicuo valore dei beni mobili e immobili nella loro disponibilità». Il sequestro riguarda «appartamenti, quote societarie, terreni, auto e moto per un valore di 10 milioni di euro», dicono gli investigatori senza però scendere nel dettaglio di quante case, suoli e mezzi siano stati posti sotto sequestro. Il provvedimento di sequestro preventivo dei beni – prosegue la nota dell’ Arma – è la conseguenza dell’indagine che lo scorso 11 novembre ha portato all’arresto di Notarangelo (come detto era già detenuto dall’aprile
scorso quando finì dentro nel blitz «Medioevo») e di Raduano. I due viestani sono accusati di estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un imprenditore viestano, titolare di una società che opera nel settore del noleggio dei video-giochi e delle slot-machine: l’imprenditore sarebbe stato costretto a versare nelle mani dei due indagati un pizzo mensile
pari a 800 euro, con una rata semestrale di 4mila e 800 euro. Sia Notarangelo sia Raduano respingono le accuse, ma . Tribunale della libertà di Bari pronunciandosi nei giorni scorsi sul loro
ricorso – annotano ancora i carabinieri – ha confermato la sussistenza di gravi indizi nei confronti dei due presunti taglieggiatori e rigettato le istanze di scarcerazione.

r.c.
La Gazzetta del Mezzogiorno


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