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Regione/ Arriva la rivoluzione dei Bed & Breakfast: Iva per quelli impropri

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Lunedì va in giunta il decreto della Godelli.

 

 Si apre la nuova era dei «Bed & Breakfast» in Puglia. E si apre all’insegna della distinzione tra quelli familiari (i B&B propriamente detti) e tutte le altre forme ricettive. La differenza la farà la natura dell’iniziativa: le forme familiari dovranno distinguersi nettamente da quelle di tipo imprenditoriale. Mira a questo scopo il disegno di legge, firmato dall’assessora al Turismo Silvia Godelli che lunedì prossimo approda all’esame della giunta regionale. Dopo l’adozione, sarà trasmesso al Consiglio per il varo definitivo. Il provvedimento, tredici articoli e tre allegati, è stato a lungo sollecitato dagli operatori alberghieri. I quali vedono, nell’attività di B&B svolta in maniera impropria o esorbitante rispetto all’ambito familiare, una sorta di concorrenza sleale. Il cuore della normativa si -legge all’articolo 2: si definisce «Bed & Breakfast» l’attività ricettiva svolta «in maniera occasionale e non imprenditoriale», per la fornitura di «alloggio e prima colazione» presso “l’abitazione di residenza e dimora”. Si possono adibire a B&B non più di tre camere e non più 7 posti letto della medesima caa. Niente dipendenti esterni: solo la «normale conduzione familiare, ivi compresa l’eventuale presenza di collaboratori domestici al servizio della famiglia, senza la fornitura di servizi aggiuntivi e senza organizzazione in forma di impresa». La norma stabilisce che un’organizzazione di tipo diverso «fa ricadere l’attività ricettiva nell’ambito dell’attività di af-
fittacamere oppure di Bed & Breakfast in forma professionale», così come sono stati definiti dal nuovo codice del turismo. Il primo effetto, sul piano fiscale, è che gli ultimi due (quelli professionalì) devono assoggettarsi al regime dellIva. L’attività va esercitata nella stessa «unità immobiliare catastale» in cui il titolare ha la residenza anagrafica. Insomma è vietato risiedere da una parte e avere il B&B da un’altra Tuttavia, nei borghi o piccoli Comuni (inferiori a 5.000 abitanti) o anche nei centri storici, è consentito svolgere l’attività «in immobili fisicamente separati ma prossimi rispetto all’abitazione principale». Ancora, a testimonianza del fatto che non deve trattarsi di attività imprenditoriale, la pubblicità del B&B deve limitarsi «all’attività informativa dei recapiti e delle caratteristiche della struttura»: non si deve essere inseriti in circuiti di prenotazione e commercializzazione. I B&B familiari potranno fregiarsi del nuovo marchio regionale «<Puglia, gente ospitale») che potranno usare gratuitamente ed esporre fuori dall’abitazione. Inoltre, potranno essere distinti in quattro categorie: standard, comfort, superior e charme. Le rispettive caratteristiche sono indicate negli allegati alla legge. Il livello «standard» deve avere il bagno autonomo, la pulizia quotidiana dei locali, il cambio biancheria due volte a settimana e al cambio dell’ ospite, reperibilità del titolare. La categoria «comfort» o «superior» attingono allo stesso elenco di requisiti: la prima ne possiede sei, la seconda nove. Si pesca tra la tv e il climatizzatore in camera, possibilità di usare la cucina, accesso ai disabili, parcheggio, colazione con alimenti tipici pugliesi, arredamento tipico, connessione internet, minifrigo e cassetta di sicurezza, eccetera. La categoria «charme» si ottiene nel caso di ospitalità in masserie o dimore storiche. Per avviare l’attività si deve comunicarla al Comune, che è obbligato a tenere un albo dei B&B e ad eseguire sopralluoghi di controllo. La Regione potrà inserire sul proprio sito inter- net (viaggiareinpuglia.it) il catalogo regionale e, se possibile, stanziare fondi a supporto del comparto.


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