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Treni, da oggi Puglia senza i «notturni»

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Battaglia su più fronti. A Foggia, nei giorni scorsi, numerosi sindaci del Sud si sono incontrati per fare fronte comune contro le scelte di Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Trenitalia, capaci in un sol colpo di azzerare, nell’orario che andrà in vigore domani, quattro coppie di treni sulla lunga percorrenza. Particolarmente colpito il servizio notturno. Così, anche le buone notizie che giungono da Roma, dove il presidente Vendola e l’assessore Minervini hanno ottenuto dai ministri Barca e Passera la conferma dei finanziamenti per grandi opere infrastrutturali, rischiano di non avere l’eco meritata di fronte all’impressione di un’Italia della mobilità spaccata in due. Cittadini e sindaci sono pronti a scendere di nuovo in strada e magari, idealmente, occupare i binari sui quali da domani correranno molti meno convogli a lunga percorrenza. «Il Governo Monti – dice il consigliere regionale pugliese del Pdl, Domi Lanzillotta – impegnato a salvare l’Italia, sia attento alle problematiche del Mezzogiorno e della Puglia in particolare per quanto riguarda le infrastrutture e i trasporti. Trenitalia ha inferto un colpo durissimo ai trasporti pugliesi. Il governo non può chiedere sacrifici agli italiani e quindi anche ai pugliesi e poi far pagare solo a quest’ultimi un gap infrastrutturale che pesa sullo sviluppo del territorio».

Dei problemi che nasceranno irrimediabilmente dal ridimensionamento del servizio di Trenitalia da e per la Puglia parla anche il capogruppo Pd in consiglio regionale, Antonio Decaro. «Siamo stufi – dice – dei giochi di prestigio del governo e delle Ferrovie dello Stato». Quindi Decaro parla di una delle opere strategiche salvate ieri, a meno di sorprese dell’ultimissima ora. In particolare riferendosi al nodo ferroviario di Bari, Decaro attacca: «Le Ferrovie dello Stato non riescono a capire che devono fare un passo indietro rispetto al blitz con cui riuscirono a far approvare e a realizzare le opere in variante rispetto al piano regolatore di Bari che è degli anni ‘70».

Sulla grande opera infrastrutturale che riguarda il capoluogo pugliese e la maggiore fluidità del traffico passeggeri e merci lungo la dorsale adriatica, si sono stese recentemente minacciose ombre. Decaro chiarisce che per i fondi destinati al nodo ferroviario di Bari, esattamente 400 milioni, forte è stato il sospetto che Rfi volesse dirottarli altrove. «Ipotesi – dice Decaro – offensive se si considera che il Cipe, senza complesse operazioni, ha approvato finanziamenti per il secondo lotto della linea alta velocità Milano-Genova e per il secondo lotto della linea alta velocità Treviglio-Brescia, per quasi 2 miliardi».

Sulle infrastrutture salve intervengono anche i capigruppo regionali de «La Puglia per Vendola, Angelo Disabato, e Sinistra ecologia e libertà, Michele Losappio. «Garantire il diritto alla mobilità per tutti i cittadini – scrivono – di un territorio misura il grado di civiltà e democrazia di un Paese, e il Governo Vendola in questi anni lo aveva posto al centro delle sue politiche di sviluppo economico e sociale. I non pochi investimenti realizzati nella rete ferroviaria fanno parte di una visione strategica di una regione all’avanguardia e solidale che si occupa di garantire un trasporto moderno, efficiente ed efficace ad una platea di cittadini più ampia possibile. Sarebbe stato un grave delitto far saltare il nodo ferrovario di Bari al quale stiamo lavorando da tempo, strategico per i collegamenti con la Puglia e all’interno della Puglia, oltre a rappresentare una fase di preparazione della nostra rete ferroviaria all’alta capacità Bari – Napoli».


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