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Rodi-Vico-Ischitella/ Consorzio degli agrumi assegnati 400mila euro

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Serviranno all’organismo di tutela a promuovere il prodotto.

 

 Quattrocentomila euro il contributo assegnato al consorzio agrumi "Gargano" che comprende i territori di Vico del Gargano, Rodi Garganico ed Ischitella, la linea di territorio dell’oasi agrumaria garganica. Il finanziamento consentirà al consorzio di tutela di promuovere, in Italia e all’ estero, le peculiarità dei prodotti nonchè di favorire l’aggregazione tra produttori. "Si tratta di un’iniziativa – viene spiegato – già sperimentata in passato e fortemente attesa dagli operatori, costituisce un significativo segnale di attenzione del Governo per la promozione delle produzioni italiane di qualità, eccellenze del paese, e per l’agricoltura in generale".Quasi dieci secoli di storia. Gli agrumeti del Gargano, circoscritti in un’area di circa un migliaio di ettari – spiega lo studioso vichese, Nello Biscotti – costituiscono ancora oggi un caratteristico tassello dei paesaggi agrari storici dell’Italia agricola. Una piccola oasi verde-cupo costruita in un angolo del roccioso promontorio garganico. Uno straordinario esempio di come esigue risorse ambientali (sorgenti, microclimi) siano state occasione di ricchezza e cultura. L’unico esempio di agrumi in tutta la fascia Adriatica". Gli agrumeti del Gargano rappresentano qualcosa di più di semplici superfici frutticole, sono l’identità culturale ed ancora economica di alcuni paesi (complessivamente ventimila abitanti dei centomila del Gargano). Rodi Garganico è ancora il paese dei limoni, Vico del Gargano ed Ischitella, i paesi delle arance. Per non perdere tanto patrimonio, la proposta di Biscotti è quella di una mirata azione di recupero dell’oasi agrumaria del Parco: salvaguardia dell’ ecosistema, valorizzazione delle permanenze territoriali, valorizzazione delle culture locali. Il finanziamento cade ad hoc per avviare un percorso virtuoso al fine, non solo di custodire il prezioso patrimonio, ma ancor più valorizzarne e promuoverne la sua commercializzazione. Già nell’ anno Mille – ricorda Biscotti – gli agrumi nel Gargano erano una realtà. Documenti citano che nel 1003 Melo, principe di Bari, incontrandosi con alcuni pellegrini normanni nell’atrio della Basilica dell’Arcangelo sul Gargano, li invogliava alla conquista delle Puglie. E, per dar loro prova della ricchezza e della feracità di quei luoghi, spedì in Normandia una scelta quantità di frutti, tra cui i "pomi citrini" del Gargano, corrispondenti al melangolo (arancio amaro), il quale fino al 1500 era il tipo di agrume che si coltivava in Europa. Sul finire del Seicento, secondo la preziosa testimonianza di un frate, Filippo Bernardi, in un Gargano avvolto in una coltre d’oblio, si distinguono, Vico del Gargano, Rodi Garganico pieni di "agrumi, che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni i quali vengono a caricar vini, arance, limoni.

Francesco Mastropaolo


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