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Rodi/ Solo se il Comune si addossa le spese potrà rimanere il Giudice di Pace

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Con un esborso di circa 80mila euro l’anno, il sindaco si dice favorevole: cosa prevedono i tagli.

 

Sulla strada del risparmio c’è il macigno della soppressione degli uffici giudiziari del Gargano nord. Se n’è parlato nel convegno al tribunale di Rodi sede distaccata di Lucera, al quale hanno partecipato avvocati e amministratori dei Comuni di Vico, Peschici, Carpino, Cagnano, Ischitella e San Nicandro. Il presidente dell’Ordine forense di Lucera, Giuseppe Agnusdei, ha illustrato lo schema del decreto legislativo che prevede la rivisitazione delle circoscrizioni giudiziarie; taglio di
quegli uffici di Giudice di pace con un bacino inferiore ai centomila abitanti o che trattano meno di 568 fascicoli all’anno. A fronte di 846 uffici di Giudici di pace dislocati su tutto il territorio nazionale, ne verrebbero cancellati 674 e tra questi Rodi. Il contenzioso verrebbe concentrato negli
uffici giudiziari più grandi: il che vuol dire che i cittadini del Gargano nord avrebbero
come riferimento San Severo, a oltre 100 chilometri. La possibile soluzione passa – è stato detto nel convegno – per le casse dei Comuni che già sono a secco in un periodo di profonda crisi: i Comuni possono tenere in piedi l’ufficio del giudice di pace accollandosi le spese, garantendo la manutenzione degli immobili, fornendo il personale amministrativo necessario. I costi del servizio
ammonterebbero, approssimativamente, a poco meno di 80mila euro l’anno. «Si tratta di un costo che potremmo anche accollarci» ha detto il sindaco di Rodi Carmine D’Anelli, dicendo d’averne discusso con altri sindaci pure favorevoli. Il consiglio comunale di Rodi ha già votato il «no» all’ipotesi di soppressione del giudice di pace con questa motivazione: «pensare alla soppressione degli uffici giudiziari è profondamente iniquo, pur volendo aderire ad una logica di razionale riordino e migliore utilizzo delle risorse dell’organizzazione della spesa giudiziaria. L’applicazione dei tagli attuati in modo indiscriminato, rischia di risultare, oltre che penalizzanti in termini di conseguenze nella fruizione del servizio giustizia da parte del cittadino, anche inefficaci nel raggiungimento dell’obiettivo di prevedere effettivi risparmi di spesa per la collettività». Il ridimensionamento – lamentano gli amministratori – non comporterebbe il contenimento della spesa, se si considera che nella spesa corrente si soddisfano gli emolumenti dei magistrati e dell’apparato amministrativo di supporto (cancellieri, impiegati d’ordine ed altro), che certamente non verrebbero licenziati ma collocati in altra sede.

Francesco Mastropaolo


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