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La Grotta Paglicci si sta sgretolando

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C’è anche «Grotta Paglicci» nel triste e desolante elenco dei siti archeologici di interesse scientifico o storico-culturale che preda dell’incuria e dell’abbandono, sembrano essere condannati a condividere il triste destino del progressivo disfacimento.  La grotta situata nel territorio di Rignano, che fu abitata dall’uomo fin dall’epoca pristorica e che rappresenta una delle testimonianze più sorprendenti del notevole patrimonio archeologico di cui gli studiosi pensano sia ricco il promontorio garganico (per la maggior parte ancora affidato alle viscere della terra), rischia infatti di sgretolarsi a causa dell’erosione e dei saccheggi cui è esposta. Pare non sia bastato a decretarne la salvezza nemmeno il ritrovamento dei segni tangibili della presenza umana riportati alla luce dagli scavi effettuati negli anni scorsi dagli archeologi dell’Università di Siena, come gli scheletri di due homo sapiens (un ragazzo e una donna, vissuti circa 25.000 anni fa), oltre a reperti vari e persino, impresse nella sua roccia, le pitture parietali più antiche d’Italia (16.000 anni fa), esempi di arte rupestre che per soggetti (cavalli) e tecniche (l’utilizzo dell’ocra rossa) presentano inequivocabili affinità con quelle della grotta di Lascaux (Francia) e Altamira (Spagna).

«Grotta Paglicci – spiega Enzo Pazienza, presidente del centro studi Paglicci – racchiude tutto il percorso del paleolitico superiore, praticamente tutta la storia dell’homo sapiens, ma sono 5 anni ormai che qui non si scava più. Solo un intervento delle istituzioni, con l’esproprio e la messa in sicurezza della grotta, può dare la possibilità agli archeologi di riprendere gli scavi, favorendo allo stesso tempo anche la valorizzazione delle strutture museali su cui stiamo investendo da tantissimo tempo». Strutture che, insieme al museo e parco dei dinosauri della vicina San Marco in Lamis e come un po’ dovunque da queste parti, potenzialmente capaci di innescare anche circuiti virtuosi di turismo culturale e scientifico.

ANNA LUCIA STICOZZI


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