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Premio Matteo Salvatore 2012 (settima edizione)

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La leggenda del cantastorie solitario.

 

 Con la serata di gala al Teatro del Fuoco di Foggia, gremito di pubblico attento e appassionato, il 28 gennaio si è sostanzialmente conclusa la settima edizione del “Premio Matteo Salvatore”.
L’ultimo appuntamento il 24 febbraio con la presentazione del libro “Matteo Salvatore – La storia, le Canzoni”) curato da Angelo Cavallo, (storico manager del cantautore e fra le persone che gli sono state più vicine) e Giovanni Cipriani, preside della facoltà, con la presenza del testimonial artistico Teresa De Sio. Quest’anno i riconoscimenti “Targa Premio Matteo Salvatore 2012” sono andati a Sergio Rubini, attore pugliese di caratura indiscussa, con la coinvolgente e orgogliosa interpretazione dello spettacolo teatrale “Di Fame, di Denaro, di Passione” storia raccontata e cantata del percorso artistico e di vita di Matteo Salvatore, messo in scena dalla compagnia “Cerchio di Gesso” insieme a Mario Pierrotti, direttore artistico del Teatro di Gesso, per la produzione, con Rubini, dello spettacolo. Il terzo riconoscimento è andato a Daniele Sepe per le intense personali rielaborazioni di “Brutta cafona”, “La nascita” e “Padrone mio”, fra i brani più conosciuti di Matteo Salvatore, che dettero il primo sostanzioso contributo alla riscoperta del cantautore pugliese. L’apertura di sipario è spettata a tre giovani musicisti: Nicola Briuolo con Dario Romano e Bernardo Bisceglie con un saggio storico della produzione artistica di Matteo Salvatore. Particolarmente coinvolgente ed emozionante è stata la presenza sul palco di Umberto Sangiovanni e della sua Daunia Orchestra, con brani e interpretazioni degni della migliore attenzione, e dei Favonio musicalmente maturi a tal punto da convincere Enrico De Angelis, direttore artistico del Club Tenco, della ineludibile loro prossima presenza alla prestigiosa rassegna
della canzone d’autore al “Festival Tenco”. Daniele Sepe, infine ha confermato tutta la sua esperienza e sensibilità musicale regalandoci puro piacere attraverso ricercate sintesi di culture musicali dall’evidente “sentire comune”, dal Magreb ai Balcani, passando per Napoli e sostando a Foggia per l’omaggio alla figura artistica di Matteo Salvatore. Ma il Premio è stato anche altro. Oltre all’ormai tradizionale patrocinio della Provincia di Foggia e del Club Tenco, l’organizzazione ha messo in rete il Comune di Pietramontecorvino, Confindustria Foggia, aziende private ed associazioni no-profit. Prova generale con la prospettiva di far diventare il “Premio Matteo Salvatore” un appuntamento di prestigio e di sempre più rilevante interesse mediatico, occasione importante di promozione a tutto tondo della Capitanata, non più e non solo al proprio interno ma anche e soprattutto all’esterno, oltre i confini del nostro territorio. E il “Premio Matteo Salvatore”, possiamo dirlo con orgoglio, è la prima e rara
se non unica realtà ad oggi concretamente operante in questa prospettiva. È in cantiere l’ipotesi di realizzare la prossima edizione nel periodo estivo per permettere maggiore disponibilità di location in cui svolgere l’intenso programma di appuntamenti previsto, decisione che produrrebbe indubbio beneficio e ricadute positive anche per gli operatori turistici attivi in prossimità dei luoghi dove saranno presenti gli appuntamenti del “Premio”. Angelo Cavallo, direttore artistico del Premio Matteo Salvatore e storico manager del cantautore, coglie quest’occasione per rispondere a domande polemiche (pervenutegli in varia forma) sorte recentemente in merito ad un evento chiamato “Il bene mio” (non il titolo di una canzone di Matteo, ma il goffo tentativo di ricordarlo). Il quesito insiste sostanzialmente sulla opportunità o meno di operazioni che lasciano perplessi sul piano del modo e dei contenuti di cui è caratterizzata. Cavallo crede che la musica di Matteo Salvatore affascini indipendentemente dall’artista che lo interpreta, qualunque sia la sua origine territoriale e di cultura musicale, televisiva o spinto da potenti case discografiche. Capiamo, senza condividerlo, anche che possa esserci una sorta di autocompiacimento da “luci della ribalta” cavalcando sommariamente il nome di Matteo Salvatore. Ritiene inoltre che sia del tutto deviante, errata e priva di sostanza l’affermazione, avallata anche dallo scrittore Raffaele Nigro in un articolo apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, in cui sostiene che si debba al regista del – il bene mio – la riabilitazione del Nostro. La musica folk, fatta di personaggi liberi, spiriti naïf che cantano fuori dal coro e dagli ambiti mediatici, mantenendo la genuinità e l’onestà di scrittura poetica come Matteo Salvatore, non hanno necessità di chiedere aiuto, soprattutto se ciò comporta compromessi e disvalore del proprio lavoro. Il folk non deve essere sorretto in questo modo, il folk ha resistito da sempre alle devastazioni dell’impresa discografica italiana in cui spesso artisti e produttori a corto di idee sono ricorsi a celebrazioni di uomini scomparsi, privi di quell’attenzione e rispetto dovuto, umano ed artistico. Quali delle persone che ora si fregiano di immeritati “meriti” si è mai recato in quel basso di via Capozzi,
quand’era ancora in vita Matteo per dirgli “come stai? Hai bisogno di una mano? Posso fare qualcosa per te?”. Matteo faceva cose consone allo spessore del proprio valore artistico, richiesto dai festival nazionali ed internazionali. Nel 2000 il direttore artistico del Festival Mediterraneo, Gino Lo Caputo, consegnò la lettera ad Angelo Cavallo che consisteva in un invito degli organizzatori del Festival di “Babilonia” a Bagdad, in cui era richiesta la presenza di Matteo, in rappresentanza della musica Italiana. Matteo condivideva il palco a Napoli con Gilberto Gil, a Torino con Flaco Gimenez, il chitarrista texano di Ry Cooder e chitarrista dei Buena Vista Social Club o con Mar Ribot il chitarrista di Tom Waits che accompagnò il nostro artista, dinanzi a venticinquemila spettatori, in uno dei suoi migliori canti d’amore: “Curre a mamma tua”. Matteo si esibiva in concerti nelle università francesi, ed è presente nelle tesi di laurea sostenute da tanti studenti, ora richiesti etnomusicologi. Insomma un curriculum che caratterizza una figura importantissima e di prestigio artistico internazionale, altro che goffe e misere commemorazioni di piazza svilenti e rilievo culturale nullo. Certo che meritava di più in questo paese distratto, aveva sottolineato Angelo Cavallo col suo appello a Franco Lucà, storico animatore dello Studio Folk di Torino, facendo girare in rete la solidarietà all’artista mentre le autorità pugliesi tacevano e voltavano lo sguardo altrove. Oggi queste operazioni noi non sappiamo cosa vogliano dire né quale sia il loro obiettivo vero, invece abbiamo chiaro il percorso e l’obiettivo di quel che noi stiamo facendo. Siamo certi che il nostro lavoro, seppure fra mille difficoltà, potrà portare il nome di Matteo Salvatore ad essere conosciuto e riconosciuto ben oltre i confini nazionali, e lo faremo mantenendo quel rigore e
rispetto per la persona, l’artista e il suo lavoro di enorme valore e umanità. Il Folk è cultura non mero show business, di qualsiasi livello quest’ultimo sia, fosse pure Andrea Bocelli a interpretare Matteo. Nessun commento nei confronti di chi sfilerà sulla passerella dell’operazione fatta SUL nome di Matteo Salvatore. Fa sorridere comunque come la produzione non sia consapevole di quanto
danno stia facendo anche a se stessa, oltre che al lavoro di Matteo, nel migliore dei casi solleciteranno l’assonanza all’immagine di “raider”. Ma una domanda va rivolta alle istituzioni che sosterranno questa macchina: perché la Provincia di Foggia ha dovuto ridurre drasticamente il finanziamento al “Premio Matteo Salvatore” per girarne una cospicua parte ad una produzione di dubbio valore culturale e dalle dubbie ricadute, anche economiche sul territorio? Ci sono state ingerenze, pressioni? il Comune di Apricena dove nacque il cantautore, non dette dimora al suo poeta negli ultimi anni di vita pur avendone forte necessità, ma dopo la sua morte spese un milione di euro per realizzare una “Casa Matteo Salvatore”, bene è stato ma tardi. Come mai in tempi difficili per i piccoli comuni finanzia questa “messa-in-scena”? Il Comune di Manfredonia, l’estate scorsa spese 45.000 euro + IVA per fare quella che fu una mera passerella senza spessore. Come mai a distanza di qualche mese ricompra lo stesso show? E infine gran finale al Petruzzelli, qui la domanda andrebbe rivolta al Governatore e al suo staff preposto alla cultura. Di e per tutto ciò ci sono state ingerenze, pressioni? Un caro amico artista, premiato a Foggia in una delle precedenti edizione del Premio Matteo Salvatore per aver fatto straordinario lavoro sulla musica di Matteo è sempre disponibile senza alcun compenso a suonare la sua musica, racconta che nulla gli era stato detto degli altri ospiti e della organizzazione. Macchina perfetta questa “messa in scena”, rispettosa, attenta e delicata come i cingoli di un carro armato.


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