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Vieste è una città sull’orlo di una crisi di nervi.

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L’implosione è dietro l’angolo.

 

 Nella lotta alla mafia, una mostra fotografica vale 100 convegni. Chi ama la bellezza? Gli intellettuali più studiano e più si fanno i cazzi propri. Gli altri fanno la politica del brutto.
     I paesaggi di Vieste non sono cambiati per volontà divina. Le foto degli anni Cinquanta fanno nascere negli amanti del bello delle riflessioni su quei paesaggi, oggi scomparsi. Ogni foto in bianco e nero traccia “l’evoluzione involutiva” della comunità di Vieste verso il brutto. L’ipocrisia è di massa. Le foto sono espressione della politica.
     Spesso chi ha deturpato il territorio esprime giudizi di valore positivo sui paesaggi degli anni Cinquanta. E’ schizofrenico. Nessuno mette in evidenza le proprie responsabilità nel massacro del territorio. Al massimo quelle altrui.
     L’aspettativa edificatoria è diventata anche valore morale. Si vale in base alle proprietà che si possiedono, belle o brutte, condonate o non condonabili, sui demani o sulla proprietà privata spesso altrui. Nei paesaggi da cartolina degli anni Cinquanta. Coloro che conoscono le vicende giudiziarie dei protagonisti della storia urbanistica di Vieste, ricorderanno facilmente le nottate sul Municipio dei proprietari terrieri, che erano anche politici, per inserire i propri terreni nei Piani regolatori generali. L’assalto ai terreni agricoli gravati dagli usi civici, che si trovano sotto il livello del mare, colora il paesaggio paludoso di Palude Mezzane e di Piano Piccolo di alta pericolosità idrogeologica. Il resto lo sapete.
     L’autoassolvimento di massa dalla distruzione del territorio condiziona la politica. Tutta, di destra e di sinistra, legittimatasi alle recenti elezioni amministrative. Il brutto lega gli elettori e la classe politica. La bellezza non rientra nei programmi politici.
     Il titolo di un recente convegno svoltosi a Vieste, “Libri oggi, liberi domani”, non apre la riflessione sulla drammatica situazione culturale del nostro paese senza una biblioteca pubblica comunale. La mafia ringrazia investendo nel proprio futuro.
     La distruzione della bellezza è il grande dono elargito alla mafia. L’ipoteca è eterna e il dono diventa ogni giorno sempre più grande. E’ come se in una partita di calcio, la squadra del cuore partisse con una penalizzazione di due goal al primo anno, di tre goal il secondo, e così via.
    La partecipazione alla vita cittadina è una chimera. I protagonisti della politica sono sempre gli stessi da 30 anni perché gli elettori non li mettono in discussione. Preferiscono votarli e delegare il governo della città a coloro che non rappresentano l’elite o il meglio delle professioni o della cultura. L’arricchimento personale e la sistemazione dei propri figli sono le anime dell’interessamento degli elettori alla vita politica.
     Il default sociale di Vieste è metabolizzato e reso invisibile dalla coltre di silenzio degli intellettuali che si fanno i cazzi loro e non si ribellano al brutto. La mafia ringrazia i collusi che hanno studiato il greco e il latino.    
     Vieste è niente. Vieste vale niente. Valiamo niente come comunità. Vieste è una città sopravvalutata, nelle bellezze, nella gente, nei costumi, nella politica e nell’economia. Non abbiamo perfino i bagni pubblici per pisciare. Siamo una città, di illusi ipocriti schizofrenici, soggiogata dalla mafia, con  l’ombra della massoneria deviata perché i fatti che accadono a Vieste sono assolutamente assurdi.
     Chi ama la bellezza?  Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore. I lettori accorti sanno che queste parole appartengono a Peppino Impastato ammazzato dalla mafia siciliana con il tritolo perché aveva capito che per sconfiggere la mafia bisognava partire dalla bellezza. Nel film I Cento Passi, il regista Giordana mette in grande evidenza le armi di Impastato nella lotta alla mafia: il circolo “Musica e cultura”, “Radio Aut” e le mostre fotografiche in piazza per denunciare la speculazione dell’aeroporto di Cinisi.
     Una mostra fotografica, dove alle fotografie storiche di Vieste degli anni Cinquanta siano aggiunte le fotografie moderne scattate dagli stessi punti di vista, vale 100 convegni contro la lotta alla mafia.
     A ogni violenza del territorio, la mafia diventa più forte. Si legittima grazie all’abusivismo edilizio, alla speculazione edilizia. Con i condoni edilizi, Vieste ha ipotecato il futuro. Chi ha massacrato il territorio, oggi paga il pizzo e forse è stato spogliato delle sue proprietà.
     Vieste è persa. Lasciate questa città al destino di chi non ama la bellezza. Se avete la possibilità, andatevene da Vieste. Dalla mafia, dalla massoneria, da tutti. Bruciate anche i documenti e non dite ai vostri figli dove siete nati.
 
Reportage video a cura di Maurizio Tangari e Lazzaro Santoro:
https://docs.google.com/open?id=0B8xmn88HWrs9OGRlMGMyMDQtZWM2OS00M2FlLTgyZjYtYjhiNDk5ODNiMzhk
https://docs.google.com/open?id=0B8xmn88HWrs9YWEzZDdiY2UtODE5MS00Yjk3LWJmMjgtZDNkOGZmOTNmMGUx
 
Colonna sonora del documento:
http://www.youtube.com/watch?v=9_sJnEX57Pw&feature=related

Lazzaro Santoro


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